Treviso/ Chi muore all’ospedale di Costa dovrà attendere. Il cappellano benedice le salme solo di giorno

Pubblicato il 19 agosto 2009 17:53 | Ultimo aggiornamento: 19 agosto 2009 17:53

incensiere2I morti possono attendere. Questo il senso del messaggio affisso in bacheca da don Federico De Bianchi, cappellano dell’ospedale di Costa (Treviso). Le salme si benedicono solo dalle 8 alle 20. Salvo rarissime eccezioni.

A far prendere la decisione al sacerdote il fatto che, sempre più persone, a suo giudizio, tendono a scambiare un sacramento per una pratica magica. Da qui, quella che il religioso definisce come esigenza di «qualificare il servizio di assistenza religiosa da parte del cappellano ospedaliero».

Don Federico è indispettito dalle continue chiamate che arrivano quando oramai è troppo tardi anche per un’unzione degli infermi: «Non rientra nel servizio religioso essere chiamati per benedire una persona quando ormai è deceduta». Soprattutto se le richieste vengono di notte.

Decisamente diversa la situazione se la chiamata, invece che per una salma, arriva per un moribondo. «Sia premura dei parenti», prosegue l’avviso del cappellano «chiamare per tempo il sacerdote qualora si intenda dare al moribondo gli ultimi conforti della fede».

Ci sono, però, dei casi, in cui il cappellano è disposto agli straordinari anche per i defunti: «Fanno eccezione a questa disposizione quanti sono colpiti da morte improvvisa (specie al pronto soccorso) situazione nella quale la pietà cristiana esige la presenza del sacerdote».

Attivo 24 ore su 24, invece, il servizio a chi è in punto di morte: «Qualora venga chiesta l’Unzione degli Infermi, il cappellano si rende sempre disponibile».