Treviso. La zia killer condannata a 17 anni, Angela Gallina non era in aula

Pubblicato il 8 Luglio 2010 19:52 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2010 20:09

La zia killer condannata a 17 anni. La corte d’assise di Treviso ha emesso nel tardo pomeriggio la sentenza nei confronti di Angela Gallina. Dovrà scontare 17 anni di carcere per aver ucciso il nipote Antonello Benigno Gallina nel novembre dello scorso anno. Riconosciuta la premeditazione, attenuata però dalle attenuanti generiche.

Due ore di camera di consiglio per il collegio giudicante della Corte d’assise del tribunale di Treviso, composto da giudici togati e popolari. Alla fine la sentenza: 17 anni di carcere per Angela Gallina, 63 anni che oggi non era in aula ma ha preferito aspettare la sentenza nella sua cella del Baldenich a Belluno.

La zia killer, accusata di aver freddato con un colpo di pistola il nipote Antonello Benigno Gallina, 46 anni. Un omicidio maturato in un contesto familiare ed economico che vedeva vittima e assassina soci in affari. Affari che non andavano più bene, con debiti per oltre 300 mila euro e il rischio, per l’anziana, di perdere anche le due case ipotecate. La difesa, anche nell’arringa finale, ha più volte sostenuto lo stato di esasperazione in cui la donna era ormai ridotta, con l’ansia di dover confessare al marito e al figlio le perdite economiche e il nipote che ormai non si preoccupava neppure più di risolvere la situazione.

L’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Giovanni Valmassoi aveva chiesto una pena di 23 anni dimostrando che Angela Gallina aveva premeditato il suo gesto, non solo perché quel 28 novembre era arrivata con l’arma infilata nella tasca del gilet ma anche perché, come raccontato in aula dalla moglie della vittima (presente anche oggi insieme alla madre di Antonello Gallina – in foto sotto), la zia si sarebbe presentata nell’abitazione di via Pertini anche nei giorni precedenti con lo stesso stato d’agitazione culminato poi nel folle gesto. Il collegio giudicante, presieduto dal giudice Gioacchino Termini, ha però riconosciuto le attenuanti generiche che, di fatto, hanno neutralizzato l’aggravante della premeditazione.