Treviso, morto per overdose: l’amico racconta l’ultima notte

Pubblicato il 26 Marzo 2010 13:04 | Ultimo aggiornamento: 26 Marzo 2010 13:04

«Abbiamo sempre messo in conto che su cinque come noi qualcuno poteva rimanerci. Ogni sabato, ogni fine settimana. È la nostra vita e ci piace così. Esagerare, andare sopra le righe evitando l’abbrutimento della quotidianità. Trovate voi la definizione migliore. Certo, lo puoi pensare finché non succede niente, finchè non vieni toccato in maniera diretta dagli eventi. Ma ora che Damiano è morto, cambia tutto».

Daniele Astero racconta così al Gazzettino la morte del suo amico Damiano Pontin. Dopo una serata di eccessi, il compagno di tante avventure si è intorpidito in auto, al suo fianco, senza neppure il conforto di un familiare o di un intervento medico. Dice: «Sono stato una testa di c…., ma non potevo immaginare una roba del genere. Avete idea di quante volte è andata così? Quante volte l’ho lasciato in auto davanti a casa perché non era in grado di rientrare sulle sue gambe? Quante volte era spaccato il doppio o il triplo dell’altra sera? Non volevo che i genitori lo vedessero in quello stato e non c’era nessun motivo per pensare che potesse succedergli qualcosa».

Poi racconta la serata nei particolari: «Lui conosceva bene il mio passato. Ci siamo trovati al bar di Pezzan di Istrana verso le 19.30, ha insistito un attimo e abbiamo deciso di andare a casa di Moreno, ad Arcade. Lì abbiamo sniffato mezzo grammo di eroina a testa, quasi nulla rispetto ad altre volte o a Capodanno. Damiano era ancora vestito da lavoro, aveva bevuto tutto il pomeriggio e anche lì ci abbiamo dato dentro con la birra».

Fino a un certo punto, Daniele è sicuro che Damiano fosse ancora vivo: «Sicuramente vivo. Russava, russava. Ho provato a svegliarlo ma non c’era niente da fare. Allora l’ho tirato fuori dall’auto e gli ho passato sul viso le mani umide di erba bagnata. Niente. A quel punto ho reclinato il sedile e l’ho rimesso in auto, bello disteso. Ho gettato le chiavi dietro e sono andato a casa a piedi. Sono solo tre chilometri».