I testimoni di Geova potranno rifiutare le trasfusioni salvavita

Pubblicato il 3 Agosto 2011 20:36 | Ultimo aggiornamento: 3 Agosto 2011 20:49

TREVISO – Una dichiarazione anticipata di volonta’ – affidata ad un amministratore di sostegno – da parte di una malata che non vuole subire cure terminali: questa la miccia che ha innescato oggi nuove polemiche sul fine vita. La vicenda riguarda una Testimone di Geova, trevigiana di 48 anni, affetta da una malattia degenerativa, la quale attraverso il marito, nominato amministratore di sostegno, ha ottenuto dal giudice tutelare di Treviso Clarice Di Tullio di poter rifiutare tracheotomia e trasfusione.

”La persona in amministrazione di sostegno ha gravissimi problemi motori, ma non e’ incapace di intendere e di volere – spiega una collega del giudice tutelare, Valeria Castagna – e’ perfettamente lucida ed ha espresso la propria volonta’ in passato tramite un atto scritto e davanti al giudice che ha esteso il provvedimento”. Dal punto di vista giuridico il provvedimento fa riferimento ”a numerosi precedenti, il piu’ famoso dei quali in Cassazione aveva riguardato la vicenda Englaro”.

La decisione del giudice risale al gennaio scorso: la paziente era ricoverata in gravi condizioni nell’ospedale di Treviso, ma poi le sue condizioni hanno consentito il ritorno a casa. Nei prossimi giorni, ha annunciato il segretario dell’ associazione Veneto Radicale Raffaele Ferraro, sara’ depositato alla magistratura di Treviso un analogo ricorso per affidare al fratello di Paolo Ravasin (il trevigiano da anni immobilizzato da Sla, che nel 2009 ha depositato un testamento biologico in cui chiede di non essere sottoposto ad alimentazione e idratazione forzate) l’amministrazione delle sue volonta’ ”quando non dovesse piu’ essere in grado di intendere e di volere”.

Per il ministro del welfare Maurizio Sacconi, ”il provvedimento del magistrato di Treviso appare, ad una prima considerazione, piu’ ideologico che pratico”. Secondo il ministro, ”attraverso il provvedimento si vorrebbe, quanto meno oggettivamente, concorrere ad introdurre nel nostro ordinamento il suicidio assistito e programmato, che il nostro ordinamento non consente”.

E ”non si tratta di un’iniziativa isolata, bensi’ che ha preso piede da tempo in vari tribunali al fine di introdurre forme di testamento biologico che legittimino pratiche al confine con il suicidio assistito” incalza il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella.

Si tratta di situazioni ”delicatissime, che non sono e non vanno confuse con l’eutanasia”, afferma di contro il senatore Ignazio Marino (Pd), presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale. ”Se la legge sul testamento biologico, voluta dalla destra e approvata alla Camera, avra’ anche il via libera del Senato – afferma – sara’ a rischio la liberta’ di tutti gli italiani”.

Per Francesco D’Agostino, membro del Comitato nazionale di bioetica, invece, ”e’ giusto che la legge affidi al medico l’assunzione delle decisioni, una legge sulle situazioni di fine vita e’ indispensabile l’importante e’ fare in modo che non siano i giudici a stabilire criteri vincolanti in situazioni cosi’ delicate”.

Ma Amedeo Santosuosso, magistrato e direttore del Centro di ricerca interdisciplinare dell’universita’ di Pavia, ammonisce che ”il diritto italiano e la Costituzione stabiliscono il principio secondo cui ognuno ha la liberta’ di decidere cosa puo’ essere fatto sul proprio corpo e che nessun altro puo’ imporlo, come hanno anche gia’ deciso la Consulta e la Corte di Cassazione”. Quella della malata trevigiana non e’ ”una volonta’ ipotetica, ma pura e piena, che come tale rientra nella piena protezione del diritto all’autodeterminazione”.

In ogni caso, la vicenda della dichiarazione anticipata di volonta’ da parte di una malata perfettamente in grado di intendere e volere, aggiunge, ”incombe come un macigno la legge sul testamento biologico al Parlamento”.