Cronaca Italia

Tribunale della Chiesa di Genova: “Il mammismo causa nullità matrimonio”

Il mammismo causa nullità di matrimonio

“Il mammismo causa nullità di matrimonio”

GENOVA – Cari mammisti (sic! non mammoni), fate attenzione, perché quella sudditanza, ai limiti del patologico, dal grembo materno potrebbe essere considerata una valida causa di nullità del matrimonio. A stabilirlo è il Tribunale della Chiesa di Genova che punta il dito contro l’intromissione dei genitori nella vita di coppia. E’ scritto a chiare lettere nella relazione che introduce l’apertura dell’anno giudiziario ecclesiastico ligure, del vicario Monsignor Paolo Rigon: “Se lo sposo diventa un sostituto. E il vero coniuge è mamma o papà” si può configurare l’annullamento.

Mammisti, dunque e non mammoni: giacché il mammone è quello che della mamma non può far a meno e con la mamma continua a vivere mentre il mammista è la persona per la quale “per ogni scelta, per ogni mossa – scrive il  Tribunale ecclesiastico della Liguria- è necessaria l’approvazione del genitore che di fatto diventa psicologicamente il vero coniuge mentre la persona che si è sposata sarà solo la sostituta”.

Mammista è un neologismo inesistente almeno nei dizionari più accreditati ma efficace, prodotto dal tribunale ecclesiastico regionale della Liguria rivolto a coloro che faticano anche dopo il matrimonio a tagliare il cordone ombelicale che li lega alla mamma e che a lei si rivolgono come all’unica fonte di saggezza, autorizzandola di fatto a pontificare su qualsiasi cosa, dal colore delle tende alle prestazioni nel letto coniugale fino all’educazione dei bambini.

Ma il mammismo, avvertono gli uditori ecclesiastici, porta inevitabilmente all’apertura del vaso di Pandora con conseguenze disastrose: è una sorta di droga antalgica o analgesica che, dicono i prelati in toga, “porta a una dipendenza che inficia gravemente la vita coniugale”.

Si provi, pertanto, a ripetere continuamente al coniuge che “mamma avrebbe fatto così” oppure “mamma pensa che…” e la Sacra Rota non ci metterà molto a far ritornare il mammista allo stato di celibe, e perché no, anche nubile. In fondo, in questi tempi già sposarsi è un passo difficile da fare ma portarsi dietro la mamma potrebbe rendere la faccenda impossibile.

Insomma, la Chiesa – seppur già ammonita da Benedetto XVI che chiedeva maggior attenzione nell’annullamento dei matrimoni – invoca l’intelligenza nella gestione di un matrimonio con una frase che è monito per tutti: “Abbiamo affrontato il tema più delicato, più difficile ma purtroppo anche il più frequente delle nullità matrimoniali: gli aspetti deficitari dell’uso dell’intelligenza”.

Tra le problematiche per cui il tribunale ecclesiastico ritiene che ci sia “incapacità di assumere gli oneri coniugali”, Rigon cita “situazioni concrete” come “giovani e adulti che, per immaturità psicologica, sprovvedutezza, mancanza di preparazione alla vita, si sposano senza sapere a cosa vanno incontro” e come chi “sia di fatto incapace di attuare i doveri coniugali e di coppia per impostazioni di vita realizzate dall’infanzia e nell’adolescenza e giovinezza”.

Rigon si riferisce tra l’altro alle “problematiche di tipo sessuale che impediscono o rendono gravemente difficoltosa l’unione coniugale impedendo una normale e naturale vita sessuale di coppia. Tutte le deviazioni e aberrazioni di carattere sessuale che incidono nel coniugio in modo gravissimo perché la vita sessuale non è equilibrata. In genere – ha concluso Rigon – le deviazioni sessuali traggono origine da impostazioni di vita vissute fin dalla giovinezza”.

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