Tribunale di Roma: contro le discriminazioni omofobe, lecita l’obiezione commerciale. Il caso Radio Globo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 maggio 2019 13:47 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2019 13:47
Tribunale di Roma: contro le discriminazioni omofobe, lecita l'obiezione commerciale. Il caso Radio Globo

Tribunale di Roma: contro le discriminazioni omofobe, lecita l’obiezione commerciale. Il caso Radio Globo

ROMA – Il Tribunale di Roma ha dato ragione alle associazioni Gay Center e Arcigay che avevano invitato gli sponsor a cessare le loro pubblicità sull’emittente romana Radio Globo, dopo che lo speaker di punta Roberto Marchetti aveva fatto delle dichiarazioni dal tenore omofobo. L’emittente romana aveva fatto causa contro le due associazioni. 

Cos’era successo, cosa aveva detto Marchetti? Durante una trasmissione in diretta Marchetti si lasciava andare a questa considerazione: “Ho visto due ragazzi che si stavano baciando e ho provato un senso di ribrezzo”. Le antenne dell’associazionismo gay avevano immediatamente intercettato la dichiarazione, quindi è scattata la forma di boicottaggio, l’obiezione commerciale in termini giuridici.

“Oggi il tribunale civile di Roma ci dà ragione, affermando che è ‘lecita l’obiezione commercialè e condanna Radio Globo alle spese processuali”, ha dichiarato Fabrizio Marrazzo, portavoce Gay Center, secondo il quale il provvedimento del tribunale sta a significare che “la nostra azione è stata legittima e che la radio non prendendo di fatto le distanze dal suo speaker, non può lamentarsi delle nostre azioni. Questa sentenza è molto importante perché per la prima volta stabilisce come legittima l’azione delle associazioni gay contro l’attività discriminatoria di un media. Purtroppo come si evince dalla sentenza – prosegue Marrazzo – l’assenza di una legge contro l’omofobia non ci dà strumenti reali di contrasto alle discriminazioni, per questo sollecitiamo il Parlamento ad approvare al più presto una legge contro l’omofobia. Inoltre, ci auguriamo che Radio Globo si scusi con gli utenti lesbiche, gay e trans e non ripeta più affermazioni discriminatore”. (fonte La Repubblica)