“Non toccate il tribunale”: stop ai tagli. Salvi Chiavari, Sciacca, Lamezia…

Pubblicato il 3 Luglio 2012 9:27 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2012 9:28
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Foto Lapresse

ROMA – Vietato chiudere i “tribunalini”, almeno per ora: è stato sospeso il taglio dei piccoli tribunali. 36 tribunali e 200 sedi “minori” sono per il momento salve. Dino Martirano sul Corriere della Sera fa l’elenco dei “salvati”: Pinerolo, Chiavari (che ha un palazzo di giustizia nuovo di zecca), Tolmezzo, un tribunale in provincia di Cuneo (Mondovì, Alba o Saluzzo), Sciacca, Caltagirone (ritenuto strategico dalla Direzione distrettuale antimafia), Castrovillari (anche qui sono in costruzione nuovi uffici giudiziari), Lamezia Terme. Sono stati i partiti a bloccare il taglio, che il governo voleva attuare (all’interno della spending review) per ridimensionare le spese giudiziarie: ma ai partiti, evidentemente, interessava difendere gli interessi locali dell’elettorato.

Ma per una lista di “salvati” ce n’è una di “sommersi”, ossia quelli che rischiano la chiusura. Infatti, spiega Martirano, esisterebbe nella legge delega la cosiddetta “regola del tre”: ogni corte d’Appello deve avere almeno tre tribunali. Ma ora anche questa regola rischia di saltare: a farne le spese, enumera Martirano, ci sarebbero tra gli altri i tribunali di Larino, Palmi, Locri, Spoleto, Lagonegro, Patti.

Il blocco è arrivato dopo un confronto tra il ministro della Giustizia, Paola Severino, e i tre rappresentati della “maggioranza” (Andrea Orlando del Pd, Enrico Costa del Pdl e Roberto Rao dell’Udc).

La bozza messa a punto dai tecnici del ministero della Giustizia prevederebbe cancellazioni o accorpamenti che riguarderebbero tutte le 220 sezioni distaccate e una forbice compresa tra 32 (l’ipotesi allo stato più probabile) e 36 tribunali e altrettanti uffici requirenti. Il progetto fa seguito al taglio dei 674 uffici dei giudici di pace, già deciso a gennaio dal Consiglio dei ministri.

Secondo il ministro Severino urge un ridimensionamento delle spese giudiziarie e, oltre ai soldi che servono per mantenere in vita i tribunali, ci sarebbero tutta un’altra serie di spese che pesano sui bilanci. Ne parla Francesco Grignetti su La Stampa: per quanto riguarda le intercettazioni ad esempio, secondo il recentissimo Rapporto al Parlamento sulle spese di giustizia, l’anno scorso gli ascolti autorizzati dalla magistratura sono costati 260 milioni di euro.  Inoltre,  Nei primi quattro mesi del 2012 si sono già spesi, per gli ascolti, 82 milioni di euro, in linea con quanto avvenuto nel primo quadrimestre del 2011.

Per quanto riguarda le spese totali, conclude Grignetti, i tecnici del ministero hanno fatto una previsione di spesa: per coprire i costi dello svolgimento dei processi, comunque, i 443 milioni di euro stanziati in bilancio non basteranno e ci si aspetta di spendere 460 milioni. L’anno scorso le voci più consistenti delle spese di giustizia sono venute da consulenti, periti e traduttori (152 milioni), dai difensori di ufficio e di persone ammesse al gratuito patrocinio (165 milioni), mentre 72 milioni sono serviti per le notificazioni.