Trieste italiana? “No, torni zona franca”: boom di firme per la secessione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2013 14:15 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2013 14:15
Trieste italiana? "No, torni zona franca": boom di firme per la secessione

Trieste italiana? “No, torni zona franca”: boom di firme per la secessione

TRIESTE – Ha tanto combattuto per diventare italiana, ma ora Trieste vuole tornare “un libero territorio”, indipendente. Sono state 3.681 le firme raccolte dal “movimento Trieste Libera” (anche Svobodni Trst o Free Triest, simbolo la bandiera della città: alabarda bianca su sfondo rosso), che con una  petizione all’Onu e alla Ue vuole ripristinare il TLT, il Territorio Libero di Trieste previsto dal trattato di Pace fra Forze alleate e Italia del 1947.

Dopo anni di scontri di piazza e tensioni fra Italia e Jugoslavia, quel trattato fu superato dal Memorandum di Londra del 5 ottobre 1954, quando Italia, Jugoslavia, Usa e Gran Bretagna si accordarono sui nuovi confini, dividendo i territori contesi in una Zona A italiana e in una Zona B jugoslava.

Contro l’esito del Memorandum del 1954 si schierano i sostenitori del TLT, che invece vorrebbero tornare al piano dell’Onu, che prevedeva una zona franca e indipendente, né italiana né slava, alla quale sarebbe spettato addirittura un seggio alle Nazioni Unite.

Il governo italiano, insomma, si sarebbe annesso Trieste quando avrebbe solo dovuto amministrarla, in qualità di fiduciario dell’Onu, così come avevano fatto fino al 1954 gli angloamericani. Invece l’Italia ha esteso la sua sovranità sul capoluogo giuliano senza neanche consultare i triestini con un referendum. Queste sono in sintesi le motivazioni storiche che inducono i fautori di Trieste Libera a chiedere la secessione.

Ci sono però altre motivazioni più convincenti: l’indipendenza dalle tasse dello Stato italiano e da Equitalia. Scacciare “l’invasore italiano” per riportare Trieste al suo ruolo di capitale mitteleuropea. Buttarsi alle spalle un secolo e mezzo di storia e di guerre per creare una zona franca – comprendente “il retroterra danubiano” e Capodistria -, dove sia più facile commerciare.

Free Trieste passa per il Duty Free, la libertà dalle tasse propugnata dallo sciopero fiscale. Scrivono i “liberatori”: “L’arma fiscale viene utilizzata quale forma di repressione per mettere a tacere i cittadini del TLT imponendo loro il pagamento forzoso di tasse, sovrattasse, sanzioni, che vengono riscosse dalla Equitalia S.p.A, e dall’Agenzia delle Entrate, per conto dello Stato Italiano ed in violazione del Trattato di Pace del 1947”.

Quindi? Ripudio del debito italiano, che non appartiene ai triestini “occupati”. E restituzione delle tasse versate in tutti questi anni “all’invasor”.