Trifone Ragone e Teresa Costanza uccisi, la pista degli albanesi. “Grosso guaio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 Marzo 2015 10:44 | Ultimo aggiornamento: 22 Marzo 2015 10:44
Trifone Ragone

Trifone Ragone

PORDENONE – Una rissa tra albanesi sedata da Trifone Ragone pochi giorni prima di essere ucciso. Una vendetta decisa da criminali dell’est? E’ una delle ipotesi alle quali lavorano gli inquirenti che si occupano dell’omicidio di Pordenone: Trifone Ragone e Teresa Costanza, due fidanzati uccisi nella loro auto nel parcheggio della palestra frequentata da lui. La pista albanese la spiega Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera:

Facendo il giro del palasport, cioè dalla parte opposta della pesistica olimpica dove si allenava Trifone, scopri che esiste un’altra palestra, questa di body building, frequentata da molti albanesi, romeni, da alcuni buttafuori e, fino a martedì scorso, da Teresa. E lì c’è un atleta che fa un discorso di questo tipo: «Un pregiudicato che ogni tanto viene da queste parti mi ha detto che secondo lui Trifone è stato ucciso perché era intervenuto in discoteca a sedare una rissa fra due albanesi finiti poi in ospedale».

Secondo il pregiudicato si sarebbe trattato di una spietata vendetta. In questo caso alcune cose tornerebbero: l’arma, la poco professionale 7.65 usata però all’Est, la freddezza e «la mano professionista» che ora ipotizzano. Ma anche in questo caso la domanda non cambia: possibile che per una rissa si arrivi a premeditare un’esecuzione?

Se per il movente dell’agguato le piste sono ancora tutte aperte – ma in considerazione delle tecniche utilizzate si inizia a guardare oltreconfine – per l’esecutore materiale dell’esecuzione si cerca una persona che abbia una straordinaria dimestichezza con le armi. Un assassino freddo e spietato, capace di centrare nel giro di un paio di secondi entrambe le sue vittime al capo, giustiziandole senza pietà. Una modalità che fa dire agli investigatori – una trentina di uomini tra Reparto Crimini Violenti del Ros di Roma, colleghi di Udine e personale del Nucleo investigativo di Pordenone, precettati fino alla soluzione del caso – che “per risolvere il rebus bisogna capire in quale grosso guaio si erano cacciati questi due ragazzi”.