Trifone Ragone e Teresa Costanza, Giosuè Ruotolo: “Assolvetemi e punite miei coinquilini”

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 ottobre 2017 18:21 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2017 18:21
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Trifone Ragone e Teresa Costanza, Giosuè Ruotolo: “Assolvetemi e punite miei coinquilini”

PORDENONE – “Assolvetemi, credo ancora nella giustizia”. E’ l’appello disperato di Giosuè Ruotolo, unico imputato per l’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, i fidanzati uccisi a Pordenone il 17 marzo 2015. Il militare campano, appellandosi alla Corte d’Assise che dovrà giudicarlo a giorni, ha reso brevi dichiarazioni spontanee. “Esponetevi favorevolmente nei miei confronti”, ha detto ai giudici, per poter tornare a vivere come prima una vita improntata su “sani principi e valori, per potermi in futuro costruire una famiglia”, perché “nella giustizia ci credo ancora”. Ha poi accusato i coinquilini di aver mentito e ha chiesto “che vengano perseguiti e severamente puniti”.

Ruotolo ha parlato prima dell’ultima arringa del suo avvocato Roberto Rigoni Stern che chiuderà la discussione prima delle repliche. A suo avviso nell’ultima memoria depositata dal pm “ci sono assurdità anche dal punto di vista fisico”, è “l’ennesima cattiveria nei miei confronti”, ha indicato. “Con Trifone non c’era nulla, a parte banali discussioni in condominio – ha aggiunto – Trifone poi è andato a vivere con Teresa. Il rapporto è stato come quello con gli altri militari, uno stare in maniera cordiale in caserma. Avevo una relazione con Mariarosaria, con delle difficoltà sì, ma che ho cercato di risolvere perché le volevo bene”, ha detto. Giosuè ha quindi spiegato la mancata partecipazione a “strade sicure” e il suo impiego in polveriera, che gli avrebbe consentito di starle più vicino.

“Ho fatto tanti sacrifici, lontano dalla famiglia, nella carriera militare. Li ho fatti con una famiglia solida alle spalle, mio papà operaio in pensione, mia mamma insegnante. Io e mio fratello, laureato, siamo un orgoglio per i nostri genitori. Mi hanno insegnato il rispetto verso il prossimo e verso le donne. Non capisco perché avrei dovuto compromettere, oltre alla vita professionale, anche quella privata con persone splendide”.

Ruotolo si è poi rivolto contro le dichiarazioni rese dai coinquilini “per le cui bugie sono costretto a sopportare un processo in carcere”, ha proseguito riferendosi alle liti e discussioni con Trifone che per lui non sono “mai avvenute”. Infine: “Le chiedo presidente che queste persone vengano perseguite e severamente punite”, ha concluso chiedendo “giustizia perché io ci credo ancora”.

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