Maxitruffa di una casa di moda a Roma: evasi 120 milioni

di Irene Pugliese*
Pubblicato il 3 Novembre 2010 14:37 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2010 14:38

Negozi fantasma, usati come copertura per ingenti movimenti di una vera e propria frode fiscale. Un’evasione fiscale di120 milioni di euro e 4 denunce ad amministratori delegati e prestanome di una nota società di moda.

La truffa è stata scoperta dagli uomini della Guardia di Finanza che, insospettiti dall’assenza di punti vendita dell’azienda, hanno iniziato le indagini in tutta Italia. E hanno fatto luce sul meccanismo truffaldino: i negozi, dislocati a Roma, Mantova, Bologna, Napoli, Palermo e perfino Londra, erano inseriti in una rete di franchising controllata dalla società e di fatto non esercitavano alcuna attività, ma servivano per nascondere l’immensa evasione fiscale. E non solo.

Secondo le indagini gli esercizi commerciali servivano anche come magazzino per merce che veniva venduta in nero a prezzi concorrenziali. Si è prefigurata così anche la possibilità della costituzione in parte civile di aziende che direttamente o indirettamente abbiano subito un danno economico.

Questo, stando alle indagini delle Fiamme gialle, è solo l’ultimo di una serie di episodi che stanno rivelando un assetto del sistema moda molto più precario di quanto si pensasse. La crisi economica sta compromettendo molti bilanci ormai da anni e, pur di non rinunciare ai capitali e ai fondi, molti amministratori delegati ricorrono a mezzi illeciti.

A luglio la vicenda del crack Burani da 450 milioni di euro aveva portato all’arresto di Walter Burani e il figlio Giovanni, azionari dell’omonima casa di moda. I due avrebbero dissipato il patrimonio dell’azienda attraverso operazioni finanziarie, tra le quali il sostenimento artificioso del titolo in Borsa.

*Scuola di Giornalismo Luiss