“Truffa all’Inps”, i pm: “Al Senatore Di Biagio 443mila euro”

Pubblicato il 3 Giugno 2013 15:31 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 15:31
Aldo Di Biagio

Aldo Di Biagio

ROMA – Quattro arrestati, una decina di indagati, e una presunta truffa, almeno secondo gli investigatori, da 22 milioni. E’ il bilancio di un inchiesta condotta a Roma e che vedrebbe come parti lese l’Inps e il ministero della Giustizia.

Il senatore indagato è Aldo Di Biagio di Scelta Civica, l’ultimo finiano rimasto in Parlamento. Lui si difende dicendosi estraneo ai fatti. “Mi inquisiscono per aver promosso una causa, quindici anni fa, quando ero responsabile del patronato Enas”. La versione della pubblica accusa è diversa. Secondo i pm, infatti, Di Biagio sarebbe: ” direttamente beneficiario finale di 443.589 euro costituiti da assegni circolari emessi dalla Banca Intesa Sanpaolo all’ordine di soggetti stranieri ricorrenti e richiesti dai coniugi Tralicci e Staniscia”.

Il nominativo di Di Biagio – scrive l’Ansa citando l’ordinanza – è ”riportato, senza apparente titolo, unitamente a Nicola Staniscia e Gina Tralicci, in diverse procure e/o mandati speciali alle liti asseritamente sottoscritti da soggetti residenti all’estero, sia per la riscossione delle somme dovute a seguito delle pronunciate sentenze che vedono soccombente l’Inps sia per autorizzarlo a rendere interrogatorio formale deferito dall’Avvocatura Generale dello Stato di giudizi incardinati innanzi la Corte di Appello di Perugia per le lungaggini processuali, la cui validita’ e’ stata piu’ volte eccepita dalle controparti”.

Gli arrestati. In cella sono finiti gli avvocati, Nicola Staniscia e Gina Tralicci (marito e moglie) e un’impiegata dell’Enas in Croazia, Adriana Mezzoli. Ai domiciliari, invece, è finita Barbara Conti, collaboratrice dei due avvocati. Le accuse  nei loro confronti vanno dalla associazione a delinquere alla truffa aggravata ai danni dello Stato, fino al falso in atto pubblico e riciclaggio.

Secondo quanto accertato dagli uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, coordinati dai pm di Roma, gli arrestati, per conto di centinaia di ignari pensionati (alcuni deceduti o residenti all’estero), mettevano in atto ricorsi contro l’Inps per ottenere gli oneri accessori su pensioni. Gli indagati in totale sono 16 persone. La truffa, inoltre, non si fermava all’Inps ma aveva tra le sue vittime anche il Ministero della Giustizia contro il quale gli indagati ricorrevano per il riconoscimento ”dell’equa riparazione per lungaggini processuali” cosi’ come prevede la cosi’ detta Legge Pinto.