Tunisia. Peschereccio italiano Cartagine fermato e dirottato al porto di Sfax

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 settembre 2013 22:07 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2013 0:17

Tunisia. Peschereccio italiano Cartagine fermato e dirottato al porto di SfaxROMA – Il peschereccio italiano Cartagine, in navigazione a 70 miglia dalle coste tunisine, è stato affiancato e dirottato verso il porto di Sfax, in Tunisia, il 20 settembre. A bordo si trovano nove marinai, quattro originari di Mazara del Vallo e cinque di origine tunisina.

Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto produttivo della pesca di Mazara del Vallo, dopo avere appreso la notizia del nuovo sequestro, ha dichiarato: “Bisogna trovare subito una soluzione. In questo modo non si può andare avanti. La nostra marineria è in ginocchio e non può più continuare a subire questi atti”.

DIROTTAMENTO A SFAX – Il peschereccio è stato affiancato da una motovedetta della dogana tunisina e condotto al porto di Sfax intorno alle 18 del 20 settembre. L’armatore del peschereccio, Paolo Giacalone, ha avvisato la capitaneria di porto di Mazara del Callo alle 18,40.

Secondo quanto si è appreso, la Nave Sirio, della Marina Militare, in navigazione a circa 35 miglia dal peschereccio Cartagine, è stata avvisata via radio dell’accaduto da un secondo peschereccio italiano – il Twenty Two – ed ha mandato in volo il proprio elicottero, dirigendolo verso la posizione del Cartagine per raccogliere informazioni e stabilire un contatto radio.

Alle ore 19.30 circa, il motopesca Cartagine è entrato nelle acque territoriali della Tunisia e, nonostante i ripetuti tentativi, l’elicottero della Marina Militare non è riuscito a stabilire un contatto radio con il motopesca e con la motovedetta della dogana tunisina. L’equipaggio del motopesca Twenty Two ha riferito che all’atto del dirottamento, il Cartagine non era intento in attività di pesca.

“NON STAVANO PESCANDO” – L’armatore del peschereccio Cartagine, Giacalone, ha dichiarato che “quando è stato fermato dai militari tunisini il peschereccio Cartagine era in navigazione e non era impegnato in attività di pesca. Lo sapevo già ma lo conferma il Comando generale delle Capitanerie di porto di Roma attraverso il tracciato registrato dal blue box che il nostro natante ha a bordo”.

“Secondo un trattato italo-tunisino di circa 35 anni fa – spiega Giacalone – i pescherecci possono transitare dalla zona del Mammellone purché non si fermino a pescare e il mio equipaggio non stava effettuando alcuna battuta di pesca. Lo dimostra anche il fatto che a bordo ci sia soltanto gambero bianco, mentre nel Mammellone si pescano triglie”.

L’armatore ha raccontato di avere appreso dall’equipaggio di un altro peschereccio mazarese, il Twenty two, del fermo del Cartagine sul quale, dopo che era stato detto che doveva essere effettuato un semplice controllo, sono saliti a bordo due militari tunisini che hanno imposto di proseguire verso Sfax.

Il Cartagine era diretto a Sud di Lampedusa per una battuta di pesca a fondale di gambero bianco. Non è la prima volta che Paolo Giacalone subisce un sequestro di pescherecci. Nel luglio 2009 i libici gli avevano sequestrato il Tulipano e il Monastir, di cui era armatore con un fratello, che vennero rilasciati dopo 13 giorni in seguito a una intensa attività diplomatica e a una intercessione dell’ex premier Berlusconi nei confronti dell’ex rais libico Gheddafi.

I PRECEDENTI – Risale a un mese fa l’ultimo sequestro di un motopesca della flotta di Mazara del Vallo da parte delle motovedette tunisine. Il Pindaro era stato infatti rilasciato il 20 agosto scorso dopo essere stato dirottato una settimana prima nel porto di Sfax, proprio come avvenuto questa sera con il Cartagine.

Per il rilascio dell’imbarcazione, avvenuto dopo una serrata trattativa diplomatica, l’armatore aveva dovuto pagare un’ammenda di 16 mila euro. Anche l’altro motopesca che questa sera ha dato l’allarme, il Twenty Two, era stato fermato il 18 novembre del 2011 dalle autorità libiche e rilasciato due giorni dopo. Il primo sequestro dopo la caduta del regime di Gheddafi. L’equipaggio dell’imbarcazione nella notte fra il 27 e il 28 novembre del 2008, inoltre, si era reso protagonista del salvataggio di 303 migranti nel mare in burrasca davanti all’isola di Lampedusa. Per questo motivo era stato anche premiato dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati.