Cronaca Italia

Francesco Mazzega: il 31 luglio strangola Nadia Orlando, il 26 settembre è fuori dalla galera

Francesco Mazzega e Nadia Orlando

Francesco Mazzega e Nadia Orlando

UDINE – Francesco Mazzega, 36 anni, il 31 luglio scorso strangolò e uccise la fidanzata 21enne Nadia Orlando e poi vagò per tutta la notte con il cadavere di lei in macchina. Arrestato, ora Mazzega, dopo soli due mesi, il 26 settembre, è già ai domiciliari.

A fine agosto, infatti, il tribunale del Riesame di Trieste gli ha concesso gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. Martedì Mazzega è uscito dal carcere ed è stato condotto presso l’abitazione dei genitori a Muzzana del Turgnano, in provincia di Udine. La decisione di scarcerarlo aveva sollevato moltissime proteste, e l’intero paese in cui viveva la vittima, Vidulis di Dignano, si era mobilitato contro il provvedimento ed era stata avviata una petizione che ha raccolto decine di migliaia di firme.

Mazzega era in carcere dal 10 agosto dopo un periodo di ricovero nel reparto di diagnosi e cura dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine disposto per evitare il rischio di gesti di autolesionismo. La decisione del Riesame è stata presa a seguito del ricorso presentato dai difensori dell’uomo, gli avvocati Annaleda Galluzzo e Federico Carnelutti.

“Il provvedimento – ha detto il Procuratore di Udine, Antonio De Nicolo – non ci lascia soddisfatti. Avevamo chiesto la conferma del provvedimento del gip e valuteremo l’esperibilità del ricorso per Cassazione”. Per De Nicolo, si tratta tuttavia di un provvedimento che “è in linea con lo stato della legislazione”. “L’ordinanza del Tribunale del Riesame – ha aggiunto – mette in evidenza che il fatto è gravissimo e ravvisa il pericolo che possa ripetere fatti del genere. I giudici però scrivono anche che il rischio è sufficientemente salvaguardato dagli arresti domiciliari integrati dal braccialetto elettronico”. “A differenza di altri ordinamenti europei – ha evidenziato De Nicolo – la nostra legge non prevede che si debba tenere conto della gravità del reato nell’applicazione delle misure. Vanno raffrontate esclusivamente alle esigenze cautelari: pericolo di inquinamento delle prove, fuga e recidiva. Può anche non piacere ma – ha concluso – da uomo delle istituzioni finché c’è questa legge dobbiamo osservarla”.

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