Umbria, gli scandali sporcano il mito del buon governo rosso

Pubblicato il 16 Febbraio 2012 18:32 | Ultimo aggiornamento: 16 Febbraio 2012 18:32
Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria (Lapresse)

Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria (Lapresse)

PERUGIA – Crepe nel “mito” dell’Umbria, regione verde per geomorfologia e rossa per la monocromia politica dei suoi amministratori. Gestione clientelare e un arcipelago di piccoli scandali locali minano il monumento al buon governo che per anni è stato fatto a sinistra guardando alle Giunte di Perugia.

Dal “sesso rosso” che imperversa dalle parti di Orfeo Goracci,”zar” di Gubbio e sindaco della cittadina medievale targato Rifondazione Comunista all’assessore regionale all’agricoltura Fernanda Cecchini, che con i fondi di un bando del Programma di sviluppo rurale varato dal suo stesso assessorato ha finanziato con 83 mila euro a fondo perduto la ristrutturazione dell’abitazione dove vive la sorella. Stessa cosa, con 200 mila euro, ha fatto il sindaco democratico di Città di Castello, successore peraltro della stessa Cecchini.

Catiuscia Marini, presidente della Regione, è menzionata ma non indagata nell’inchiesta sulle tangenti Enac. In un foglietto sequestrato a Viscardo Paganelli, proprietario della Rotkopf aviation arrestato per corruzione, c’è scritto “Marini 20 mila”. Motivazione: un contributo per Umbria Jazz.

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La Marini è succeduta alla guida dell’Umbria a Maria Rita Lorenzetti, indagata insieme ai due assessori della sua giunta Maurizio Rosi e Vincenzo Riommi nell’inchiesta “sanitopoli”: i pm li accusano di assunzioni sospette alla Asl di Foligno, contratti di lavoro pilotati, distruzione di atti relativi a un’operazione che costò un rene a un paziente…

Se è sotto inchiesta un’ex presidente, un ex vicepresidente non poteva essere da meno: anche Carlo Liviantoni è indagato per Sanitopoli, così come il consigliere regionale del Pd Luca Barberini. Il presidente del Consiglio regionale Eros Brega è indagato per peculato, come ex responsabile dell’associazione “Eventi Valentiniani” organizzatrice della festa di San Valentino, patrono di Terni. Dai conti della festa mancano all’appello 200 mila euro.