Unipol: “Berlusconi decisivo, voleva danneggiare Fassino pubblicando telefonata”

Pubblicato il 4 Giugno 2013 13:44 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2013 13:46
unipol: "Berlusconi decisivo, voleva danneggiare fassino pubblicando la telefonata"

Piero Fassino

MILANO – Il ruolo di Silvio Berlusconi fu decisivo nella vicenda dell’intercettazione Fassino-Consorte sul caso Unipol, che gli è costato una condanna in primo grado a un anno di reclusione, per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio. Secondo i giudici di Milano, Berlusconi ascoltò quel nastro ed agì in “qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino”. Fatto che, renderebbe “logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata”. Senza il suo “apporto in termini di concorso morale – argomentano i giudici – non si sarebbe realizzata la pubblicazione”.

E’ quanto sostengono i giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano nelle 90 pagine di motivazione al verdetto. Per il tribunale di Milano non è vero che Berlusconi si addormentò:

“Quella sera la registrazione audio venne ascoltata attraverso il computer, senza alcun addormentamento da parte di Silvio Berlusconi, o inceppamento del pc“.

“Deve ritenersi – scrivono i giudici – che Berlusconi abbia ricevuto quella sera a casa sua, ad Arcore, la visita di Favata e Petessi (coloro i quali gli portarono materialmente il nastro registrato), insieme col fratello, essendo ben consapevole del motivo per cui si svolgeva quella visita, in parte destinata a fargli sentire la famosa telefonata, nella chiara prospettiva della sua pubblicazione, di peculiare interesse in quel periodo pre-elettorale, tenuto conto della già sottolineata portata politica di quella conversazione”.

Il ruolo precipuo del premier – proseguono i giudici – era collegato certamente alla strenua richiesta di Raffaelli di incontrarlo per potergli presentare personalmente il suo progetto e ottenere l’appoggio, atteso che, secondo quanto lui stesso ha affermato, non avrebbe ceduto la chiavetta se non in quella occasione. Inoltre la sua qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino, rende logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata, non potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata per altro a casa sua, fosse poi pubblicata, a prescindere dalle espressioni di soddisfazione riferite da Favata a Petessi all’epoca dei fatti”.

La telefonata è quella tra Piero Fassino e Giovanni Consorte nella quale l’allora presidente di Unipol informava l’ex leader dei Ds della tentata scalata di Bnl a Unipol. Fassino chiedeva a Consorte: “Ma allora abbiamo una banca?”