Unipol, Cassazione: “Da Berlusconi ok pubblicare telefonata”

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 Ottobre 2015 1:03 | Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre 2015 1:03
Unipol, Cassazione: "Da Berlusconi ok pubblicare telefonata"

Silvio Berlusconi, Piero Fassino

ROMA – Silvio Berlusconi ascoltò la telefonata sulla tentata scalata di Bnl e diete l’ok compiaciuto alla pubblicazione sul Giornale. A dirlo è la Cassazione nelle motivazioni del verdetto che ha confermato la prescrizione per l’ex premier Silvio Berlusconi per la vicenda dell‘intercettazione Fassino-Consorte finita sul quotidiano di famiglia.

Secondo i supremi giudici, “la condotta di avvallo e consenso alla pubblicazione della intercettazione, oltre a costituire un concreto contributo causale alla produzione del danno, è risultata determinante, in quanto senza il placet di Silvio Berlusconi la notizia presumibilmente non sarebbe stata pubblicata. Ne discende la correttezza della condanna in solido di entrambi gli imputati al risarcimento del danno”.

Nella sentenza 39428 della Sesta sezione penale appena depositata e relativa all’udienza dello scorso 31 marzo, si legge: “Con motivazione ineccepibile sul piano del diritto, immune da vizi logici ed aderente alle risultanze processuali, il Tribunale di Milano prima e la Corte di Appello poi hanno ritenuto accertato che Silvio Berlusconi nell’incontro di Arcore”, avvenuto alla vigilia del Natale 2005, “abbia ascoltato la registrazione audio”. Ed abbia, inoltre, “anche con il suo atteggiamento compiaciuto e riconoscente, dato il suo placet alla successiva pubblicazione del colloquio intercettato”.

Il riferimento è alla telefonata nella quale l’allora segretario Pd Piero Fassino si complimentava per la scalata alla Bnl da parte del gruppo Unipol, poi fallita, dicendo all’ex ad del colosso delle società rosse Giovanni Consorte “abbiamo una banca!”.

“In buona sostanza – scrivono i giudici – Silvio Berlusconi, chiamato a decidere sul punto dopo avere ascoltato la registrazione coperta da segreto, ha sostanzialmente dato il via, con il suo assenso e con il suo beneplacito, alla pubblicazione della notizia, rendendosi responsabile di concorso nel delitto di rivelazione di segreto di ufficio, trattandosi con tutta evidenza di una notizia tuttora coperta dal segreto, in quanto non appresa legittimamente da alcuno e dunque non caduta in pubblico dominio ed essendone rimasta confinata la conoscenza all’interno della ristretta cerchia degli imputati”.

Il verdetto aveva respinto la richiesta di Berlusconi di essere prosciolto nel merito. Il processo Unipol era stato già dichiarato prescritto in appello e a favore di Fassino che si era costituito parte civile per i danni morali subiti erano stati liquidati 80 mila euro di risarcimento a carico dell’ex premier e del fratello Paolo, editore del Giornale.

La pubblicazione avvenne il 31 dicembre 2005 e si protrasse per alcuni giorni nell’imminenza di una importante tornata elettorale al termine della quale vinse la coalizione di centrosinistra guidata da Romano Prodi con un margine strettissimo di poco più di centomila voti. In molti attribuirono anche all’intercettazione pubblicata il cattivo risultato delle urne.