Università/ Al Sud le rette sono più basse. Si rafforza l’equazione tasse inferiori-servizi peggiori

Pubblicato il 19 Luglio 2009 13:10 | Ultimo aggiornamento: 19 Luglio 2009 13:10

Rette più basse e servizi offerti più scadenti. Il quadro delle università dell’Italia meridionale è questo, stando ai dati rilevati dal Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario (Cnvsu). Basti considerare due esempi opposti, l’ateneo di Lecce e il Politecnico di Milano. Nel primo la tassazione media si aggira sui 350 euro all’anno. Nel secondo è quattro volte maggiore.

Il motivo di tanta diversità non sta certo in una fissazione delle quote enormemente differente, quanto in una diversa distribuzione degli studenti fra le fasce di reddito. Al Nord, nella fascia cui spetta un contributo annuale di 300-400 euro c’è solo il 4 per cento. Al Sud, nello stesso scaglione, si concentra più del 20% degli iscritti. Stessa situazione se si osservano i dati sul diritto all’esonero totale e parziale dalle rette. Addirittura il 37% dei frequentanti del Mezzogiorno usufruisce di queste facilitazioni.

Qui subentra il nuovo problema. Oltre che rappresentare un’anomalia nel complesso del sistema universitario italiano, la diversità di contribuzione fra Nord e Sud porta gli atenei meridionali ad avere degli introiti dati dalle tasse per lo studio molto inferiori. Il che si riflette sulla qualità dei servizi e della didattica offerta: basti ricordare le classifiche annuali stilate dal Sole 24 Ore per vedere che agli ultimi posti ci sono tutti istituti delle Regioni del Sud Italia. Il motto pare essere: “Ti chiedo meno, quindi ti offro meno”.