Università islamica: a Lecce la prima in Italia. Chi la finanzia? Non te lo dico

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Ottobre 2014 16:09 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2014 16:09
Università islamica: a Lecce la prima in Italia. Chi la finanzia? Non te lo dico

L’ex Manifattura Tabacchi, un’area di 51 mila metri quadri dove dovrebbe sorgere la prima Università Islamica (Bing Maps)

LECCE – Un’Università islamica nel centro della città: a Lecce tocca fare i conti con una scelta che non è il solito dilemma politico-religioso sul costruire o non costruire una moschea per la comunità musulmana.

È un investimento privato con ricadute sufficientemente pubbliche perché gran parte la città ne parli e si senta coinvolta: un fondo arabo vuole investire 50 milioni di euro per comprare la vecchia Manifattura Tabacchi e farne un ateneo, il primo in Italia, che sia la risposta musulmana all’Università Cattolica.

Il frontman dell’operazione si chiama Giampiero Khaled Paladini, presidente di Confime (Confederazione imprese mediterranee). Che non vuole rivelare chi sono i finanziatori. Scrive Tiziana Colluto sul Fatto Quotidiano:

Un’ipotesi che spacca in due il Salento, che ci va con i piedi di piombo. “Siamo città aperta, ma questo non significa che tutto è ben accetto a prescindere”, spiega il sindaco di Lecce, Paolo Perrone (Fi). Le palizzate è pronto ad alzarle un partito che vira verso Sud, la Lega Nord. “Mi preoccupa il fanatismo di una sola religione, di un certa interpretazione di una certa religione, quella islamica, che è l’unica che ha questi ‘fondamentalismi’. E quindi università islamica a Lecce no, assolutamente no”, ha detto il segretario federale, Matteo Salvini, a Radio Padania.

“Salvini chi? Non ci interessa quello che pensa lui”, replica ironico Paladini, che aggiunge: “Non è detto che il progetto andrà in porto, alla fine. Vedo cose che mi lasciano perplesso, si vocifera di un referendum apposito. Non abbiamo nessuna intenzione di imporre la nostra presenza. Se troveremo ostilità da parte della cittadinanza, per carità, andremo altrove. Abbiamo alternative valide in Campania, Sicilia e Calabria. Ma io sono salentino, ci tengo a veder sorgere questo polo a Lecce, vorrei che la mia città si sprovincializzasse. Esistono già università musulmane fuori dal mondo arabo, in Inghilterra, Germania, Stati Uniti. Cominceremmo con facoltà come teologia e filosofia, ma il resto è da concordare con il territorio, in base alle sue esigenze, d’accordo con l’Università del Salento e aperti anche al mondo cristiano. Spero solo, a questo punto, che non si confonda la religione con la cultura, che questa non faccia paura, che il dibattito non venga influenzato da quanto sta accadendo ora in Medio Oriente”.

Lecce, fra le sei finaliste italiane per il titolo di Capitale europea della cultura 2019, sede dell’Università del Salento, è davanti a un bivio:

La macchina, in ogni caso, è in movimento. La stretta di mano è stata data, l’accordo di massima c’è già, l’atto preliminare per l’acquisto dei locali, stando alle previsioni, sarà firmato entro la prossima settimana. Testa d’ariete è la Confime, un’organizzazione di professionisti e aziende, in tutto circa 500, provenienti dalle regioni del Mezzogiorno. Rileverà l’ex deposito tabacchi di via Birago (foto) dalla Red srl, società milanese che fa parte del gruppo Intini di Bari, a cui a sua volta l’immobile venne ceduto da Bat Italia dopo la privatizzazione.

Non si tratta di un luogo qualunque: struttura immensa a due passi dal centro storico, 51mila quadrati di cui 8.500 coperti, tre blocchi articolati su quattro piani, parco verde intorno, un binario ferroviario interno. È un gioiello di archeologia industriale come pochi, mega fabbrica inaugurata nel 1929 da Vittorio Emanuele II, quando il Salento era il tabacchificio d’Europa. È in abbandono da almeno tre decenni e la crisi pare aver mandato in fumo anche l’ultimo piano edilizio della Red, che lì voleva realizzare uffici, appartamenti e cinema. Ora sul suo tavolo ci sono 12 milioni di euro, tanti quanti ne ha chiesti per chiudere l’accordo e vendere la vecchia manifattura.

Ma chi li mette quei soldi? È questo un nodo essenziale che non si riesce a sciogliere e che, di conseguenza, complica la serenità della discussione. È questa anche l’unica domanda a cui Paladini non risponde: “Chi c’è dietro non sto qui a dirlo a lei. Lo comunicheremo a tempo debito e a chi di dovere, perché sono cose private. Le autorità statali e di sicurezza lo sapranno, sempre se riusciremo a realizzare l’ateneo. Non abbiamo niente da nascondere”.

Il sindaco Paolo Perrone mostra di non aver capito cosa c’è dietro il progetto dell’Università islamica, né quali finanziatori né quali finalità:

“Io ho ricevuto una persona che mi ha parlato dell’investimento di un fondo arabo in città, ma non mi ha detto di più né mi ha rappresentato le finalità”, dice il sindaco Paolo Perrone, che non nasconde la titubanza: “Che cosa vuol dire università islamica? Io non lo so e giuro che da quello che si dice non l’ho capito. Al Comune non è giunta alcuna richiesta. Di più, ho parlato con l’imam di Lecce, il massimo rappresentate della comunità musulmana locale, e mi ha detto che non è a conoscenza di alcuna iniziativa di questo tipo. In ogni caso, dovremmo fare due accertamenti: uno è di carattere urbanistico, perché quella è struttura che necessiterebbe di una variante, mentre l’altro attiene alle ricadute sulla città. Non possiamo valutare ad occhi chiusi”.