Università, “mono-concorsi”: unico candidato, unico vincitore

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Gennaio 2015 14:12 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2015 14:12
L'articolo della Stampa

L’articolo della Stampa

ROMA – Li chiamano “mono-concorsi” i bandi universitari con un unico partecipante e un unico vincitore. Bandi che, senza discutere il merito e la bravura delle persone coinvolte, sembrano fatti su misura proprio per quell’unico candidato. Qualche esempio viene citato da Flavia Amabile della Stampa. All’università di Torino, per esempio “a maggio c’era un posto per professore associato di malattie del sangue, oncologia e reumatologia e uno solo si è presentato. Quando a settembre la commissione si è riunita via Skype ha proclamato quello che già era ricercatore nella stessa università il candidato maggiormente qualificato a ricoprire il ruolo di professore di seconda fascia”. Ma questo di Torino non è un caso isolato, altri si sono registrati anche all’Università di Pisa, di Padova, del Salento e di Pavia.

“Sono tutti bandi chiaramente destinati a una persona – spiega Luigi Maiorano, presidente dell’Apri, associazione dei precari della ricerca italiani – il vincitore, fin da prima dello stesso bando, come nel 99% dei casi sono i bandi universitari italiani, anche quelli con più di un candidato. Ma il punto è comunque un altro: all’estero un concorso con un solo candidato sarebbe visto come una sconfitta, sarebbe annullato e bandito di nuovo. In Italia è una liberazione: non ci sono candidati che rompono le uova nel paniere alla commissione oltre al predestinato”.

“Non tutti gli abilitati devono poter partecipare a tutti i concorsi – dice Andrea Lenzi, presidente del Cun, il Consiglio universitario nazionale e docente di endocrinologia alla Sapienza – altrimenti ci si troverebbe di fronte a procedure infinite e i concorsi diventerebbero ingestibili. È possibile, quindi, che l’ateneo costruisca un profilo concorsuale che si adatti il più possibile al tipo di professionalità che cerca. E poi bisogna tener presente che in Italia manca la possibilità di avere agevolazioni per la logistica. Lo stipendio da associato è lo stesso che si insegni a Milano, a Palermo o a Cagliari: è difficile che ci si trasferisca da un’università all’altra se non si hanno motivi personali per farlo”.