Università, “il numero chiuso è come una lotteria”: ora decide la Consulta

Pubblicato il 26 Giugno 2012 14:43 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2012 14:46

ROMA – Il numero chiuso nell’università italiana somiglia più a una lotteria. E per questo sarà la Corte Costituzionale a decidere le sorti di molti studenti e soprattutto delle modalità di accesso a molte facoltà. Le regole attuali prevedono il numero programmato obbligatorio per Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e per le Professioni sanitarie (infermieri, ostetriche, fisioterapisti, per citane alcune). Ma le graduatorie finali vengono stilate da ogni singolo ateneo.

La vicenda ha avuto avvio dal ricorso presentato da alcuni studenti, come spiega Repubblica: “La contesa ha preso le mosse da un ricorso al Tar dell’Emilia Romagna presentato da un gruppo di studenti esclusi nel 2007/2008 dal corso di laurea in Medicina e chirurgia dell’università di Bologna perché si collocarono oltre i posti messi a concorso. In quella tornata di quiz successe di tutto: dopo una valanga di polemiche, due domande vennero estromesse dal computo finale – la numero 71 che non aveva risposte corrette e la numero 79 che ne aveva più di una – e le graduatorie vennero compilate su 78 quesiti validi invece degli 80 previsti. Non solo. Il ministero fu costretto a ripetere il test di ammissione alla facoltà di Medicina dell’università della Magna Grecia di Catanzaro per irregolarità: un tecnico, poi condannato, aveva venduto in anticipo le soluzioni”.

“Gli esclusi dalla facoltà di Medicina di Bologna si rivolsero dunque al Tar perché ritennero di avere subito un danno dall’annullamento delle due domande in questione. I giudici respinsero i motivi avanzati, così questi ultimi si rivolsero in appello al Consiglio di Stato, che lo scorso 18 giugno ha nuovamente respinto le richieste avanzate, tranne una: quella che lamenta la disparità di trattamento che deriva dalla compilazione di graduatorie diverse per ogni ateneo, piuttosto che di una graduatoria unica nazionale. “Mentre a Bologna sono stati necessari 47 punti per il collocamento utile in graduatoria, a Sassari ne sarebbero stati sufficienti 37 e a Napoli 40,75”, si legge nell’ordinanza dei giudici. “La prospettata questione (di eccezione di costituzionalità) è non manifestamente infondata – continuano – , atteso che il sistema delle graduatorie di ateneo in luogo di una graduatoria unica nazionale appare lesiva” di tre articoli della Costituzione. E concludono: “A fronte di una prova unica nazionale, con 80 quesiti, l’ammissione al corso di laurea non dipende in definitiva dal merito del candidato, ma da fattori casuali e affatto aleatori legati al numero di posti disponibili presso ciascun Ateneo e dal numero di concorrenti presso ciascun Ateneo, ossia fattori non ponderabili ex ante””.