Università, Pizzetti: “Normale confronto colleghi. Mai raccomandato mio figlio”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Maggio 2014 10:53 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2014 10:53
Università, Pizzetti: "Normale confronto colleghi. Mai raccomandato mio figlio"

Francesco Pizzetti

BARI – “Non facciamo gli ipocriti. E’ normale confrontarsi tra colleghi ed è giusto che a scegliere sia la corporazione”. Così l’ex Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, difende il sistema-concorsi universitari per il quale è indagato a Bari. E’ accusato di aver raccomandato il figlio, Federico, per un posto di professore ordinario all’Università europea di Roma.

La maxi inchiesta delle procure di Bari e Milano, soprannominata “Do ut Des“, per il mercanteggiare delle cattedre universitarie tra baroni, parla di almeno 50 concorsi truccati, 38 indagati e due presunte associazioni a delinquere: una a Bari, l’altra a Milano. A costo di “sembrare impopolare”, il professor Pizzetti spiega al quotidiano la Repubblica, che in quelle telefonate “ripetute e insistenti”, come scrivono i pm, non c’è nulla di scandaloso perché,

“un concorso universitario non è come un concorso di accesso, che so, alla magistratura, non è un quiz anonimo dove vince il migliore in quel momento. Non è una corsa di cavalli. In un concorso universitario si valuta una carriera, una vita di studi […] E quindi è normale che chiunque sia in commissione si senta responsabile di ascoltare quella che è l’opinione generale della corporazione, della comunità accademica, per formare al meglio il proprio giudizio. Poi è chiaro che ciascuno deve scegliere da solo e può fare quello che vuole. Ma mi sembra normale, anzi giusto, che nella formazione del giudizio concorra l’intera comunità“.

Questi i virgolettati delle telefonate tra Pizzetti e il professor Giuseppe Ferrari, riportati dal quotidiano la Repubblica:

 “Lui  –  dice Pizzetti al telefono con Ferrari, in riferimento a un altro professore  –  dice che gli farebbe piacere che appunto il desiderio di Lombardi si realizzasse “. Ferrari: “Stai tranquillo”. Pizzetti: “È un secolo che ci conosciamo, sappiamo anche comunque quando ci siamo presi degli impegni reciproci non li abbiamo mai fatti mancare”. Sono decine le telefonate di Pizzetti, che viene definito dagli investigatori “astuto e “infaticabile”. “Volevo dirti che ho visto Augusto (ndr, Barbera)  –  dice Pizzetti a Ferrari  –  e anche lui una mano su Gambino potrebbe darla”. E poi: “Se ti serve possono parlare anche io a padre Paolo (padre Paolo Scarafoni, ex rettore dell’Univeristà europea di Roma, indagato, ndr)”. Il concorso alla fine salterà”.

Pizzetti ammette di aver “chiacchierato” ma nulla più e spiega che a capo della commissione del figlio c’era il professor Giorgio Lombardi, scomparso durante il concorso.

“Lombardi era il maestro di mio figlio, che molto prima del concorso aveva pubblicato per lui. E poi io non potevo né dare né promettere niente, altro che do ut des. Il mio ultimo impegno in un concorso è stato nel 1996, poi nel 2005 è cominciato il mio impegno all’Autorità. Certo, le chiacchiere si facevano perché la corporazione, quando ci sono i concorsi, ne parla. Ma parlare con una persona non significa alterare l’intera prova. Esiste una commissione della quale fanno parte intelligenze e storie di primissimo livello. Per dire che i concorsi sono truccati, mi sembra che ci voglia altro”.

Perciò, riguardo a quelle telefonate intercettate dagli inquirenti, Pizzetti si difende puntando sull’evidenza dei fatti:

“Non ho mai raccomandato mio figlio e soprattutto, se anche lo avessi fatto, non sono stato bravo… Mio figlio non ha vinto né il concorso a Roma né gli altri ai quali aveva partecipato. Vuol dire che non ero una grande potenza”.