Usura/ Storia di C.S., imprenditore del Sud ricattato dal direttore della sua banca

Pubblicato il 24 Luglio 2009 15:13 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2009 15:13

Sperava di trovare un aiuto dal direttore della sua banca. Un imprenditore siciliano, di cui il Sole 24 Ore racconta la storia, si è trovato a dover fare i conti con un funzionario-strozzino. Il protagonista della vicenda, che ha denunciato il cravattaro dopo aver sopportato mesi di pratiche usuraie, è un uomo che lavora nel settore dell’edilizia, cura appartamenti e si occupa di ristrutturazioni. Nulla di grandioso, una piccola impresa per vivere bene con la propria famiglia.

Ma la crisi economica colpisce anche il suo campo, i clienti si dileguano, il rosso nel suo conto in banca aumenta. E così, il direttore dell’istituto di credito prima lo invita a ripianare il passivo, poi gli suggerisce un’apparente via d’uscita. Gli racconta di avere degli amici in grado di fornire subito denaro contante (quattromila euro il prestito pattuito), in cambio, a titolo di garanzia, di un assegno bancario di cinquemila euro con un interesse di mille euro. Il tutto da restituire entro un mese. Lì comincia la spirale di tassi usurai sempre maggiori. A ogni prestito non restituito in tempo, l’imprenditore si ritrova con un debito sempre più grosso, con interessi sempre più alti, fino ad arrivare al 140 per cento.

Di fronte a una situazione così umiliante, l’uomo decide di uscire allo scoperto. Denuncia tutto alla Guardia di finanza, che arresta lo strozzino. Ma la storia di C.S. resta un caso isolato, come lui stesso riferisce: «Molti miei colleghi non hanno la forza per denunciare situazioni simili alla mia». Forse, però, il suo è davvero un caso limite, una storia fatta anche di ambiguità: il direttore della banca era un beniamino del paese, uno che girava per le strade e stringeva mani a chiunque. In pubblico un rispettabile uomo d’affari, in privato un approfittatore della crisi ai danni degli imprenditori che si affidavano a lui.

Quello che è successo a C.S. è l’occasione anche per far emergere dei nuovi dati impressionanti, a proposito dell’usura: la stessa Guardia di finanza ha stimato che esistono in Italia 150 mila piccoli imprenditori che hanno a che fare con lo strozzinaggio. E quasi mai arriva una denuncia a porre fine alla loro condizione di ricattati. Evidentemente, la vergogna di essersi rivolti ai cravattari senza scrupoli è più forte.