Vaccamozzi, nella comunità montana di 7 abitanti arrivano 80 profughi

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 novembre 2017 14:24 | Ultimo aggiornamento: 9 novembre 2017 14:24
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Vaccamozzi, nella comunità montana di 7 abitanti arrivano 80 profughi

VERONA – In Veneto, immersa nel Parco Naturale della Lessinia, c’è una comunità montana, due strade e poche case, abitata da 7 persone. Siamo nel comune di Erbezzo (Verona) in contrada Vaccamozzi. Lì tra domenica e martedì sono arrivati 26 profughi africani, tra i 18 e i 30 anni. Sono solo i primi di un ben più folto gruppo di 80 persone. Ma la scelta, va da sé, ha sollevato non pochi dubbi e perplessità visto l’evidente sovrannumero dei nuovi arrivati rispetto ai residenti.

In contrada Vaccamozzi, fino a pochi giorni fa vivevano solo una donna con madre e zio di 94 e 96 anni, una coppia, una badante e un uomo. Ora dovranno spartirsi quel villaggio sperduto tra i boschi con altri 80 migranti. Saranno ospitati nell’ex base Nato di Erbezzo, proprio accanto alla contrada, nell’edificio che era utilizzato anche dai carabinieri.

Il sito è stato assegnato dalla Prefettura alla cooperativa Versoprobo di Vercelli, che in Italia presta assistenza a circa 1.300 migranti e che ha sottoscritto una convenzione con la Prefettura per l’utilizzo dell’ex base Nato.

Il sindaco di Erbezzo, basito, commenta: “Gli faremo spalare la neve”. Mentre il consigliere regionale Andrea Bassi si domanda: “Non capisco quale sia la strategia di portare un numero così importante all’interno di una comunità montana. Non si potevano trovare soluzioni alternative?”.

Il paese, osserva Bassi, “si trova a parecchi chilometri di distanza dal centro di Erbezzo, e cosa faranno i profughi per trascorrere il proprio tempo? In inverno, alle 16:30 del pomeriggio c’è già buio e i mezzi per raggiungere la città sono rari. Senza dimenticare che in questa piccola contrada vivono quattro persone con più di novantanni, preoccupatissime per la situazione che si potrebbe andare a creare”.

Ma la Prefettura è sicura della riuscita dell’operazione: frequenteranno corsi di lingua, 54 ore di lezione alla settimana. Saranno impegnati in attività per imparare dei mestieri, oltre che in lavori socialmente utili all’interno del paese. E non se ne rimarranno isolati: andranno in città tutte le volte che vorranno grazie a una corriera che la cooperativa ha messo loro a disposizione. “Perché ci sia integrazione non è necessario essere circondati da migliaia di abitanti”, sostiene la Prefettura.