Vado Ligure, Mauro Sari chiese aiuto a Grillo e poi si diede fuoco. 5 anni dopo la figlia lo emula

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Dicembre 2018 13:09 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2018 16:04
Vado Ligure, Mauro Sari chiese aiuto a Grillo e poi si diede fuoco. 5 anni dopo la figlia lo emula

Vado Ligure, Mauro Sari chiese aiuto a Grillo e poi si diede fuoco. 5 anni dopo la figlia lo emula

SAVONA – “Vado a uccidermi a casa di Grillo”. Aveva detto Mauro Sari a febbraio 2013, all’indomani delle elezioni che avevano sancito il primo successo elettorale del Movimento 5 Stelle. Non lo fece davvero: andò a bussare a casa del comico, facendosi strada tra la calca di giornalisti e implorò il suo aiuto. Di lì a qualche mese però, era il 17 maggio, portò a termine il suo tragico intento e si diede fuoco in un piazzale a Vado Ligure. Cinque anni dopo, in quello stesso piazzale, la figlia di Mauro Sari, 18 anni appena, ha fatto lo stesso: per pochi istanti il corpo avvolto dalle fiamme della giovanissima ardeva lì a pochi km dalla villa di Sant’Ilario, casa di Beppe Grillo e ultima porta alla quale era andato a bussare suo padre in preda alla disperazione.

A differenza del padre la 18enne è sopravvissuta, grazie all’intervento tempestivo di alcuni passanti. All’arrivo dei sanitari del 118 è stata intubata e trasportata in ospedale, al Santa Corona di Pietra Ligure, in codice rosso, poi trasferita al San Martino di Genova e infine al Centro Grandi Ustionati del CTO di Torino. Ha gravi ustioni sull’80% del corpo. 

 

Ancora nessuno sa perché la ragazzina abbia scelto di emulare il padre. All’epoca l’uomo aveva raccontato a Beppe Grillo dei suoi problemi di salute e finanziari. Lo stesso comico aveva ricordato la sua tragedia in diversi comizi: “Mi sento partecipe di questo dolore e in qualche modo mi sento anche responsabile – disse – Era arrivato da me disperato, ma non credevo facesse questo gesto. Era veramente disperato. Mi aveva chiesto di mandarli a casa tutti. Poi è andato a bruciarsi e adesso hanno detto che è colpa mia. Io non voglio abituarmi a queste cose”.

Secondo le ricostruzioni, l’uomo aveva un debito di poco meno di mille euro con l’Inail perché non era riuscito a versarsi, in qualità di piccolo imprenditore di una ditta individuale, la cosiddetta “autoliquidazione”. Aveva ottenuto anche una rateizzazione ma i soldi per la  seconda rata, appena 220 euro, non li aveva. Avrebbe così perso il certificato sulla regolarità contributiva, che gli serviva per lavorare.

Dopo la tragedia anche il Comune di Savona si era assunto l’impegno di provvedere alla famiglia dell’artigiano. Ma evidentemente il dolore era insormontabile per la giovanissima figlia, rimasta orfana del suo papà ad appena 13 anni.