Vaglia (Fi) rifiuti tossici nella cava abbandonata. “E’ la nostra terra dei fuochi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Luglio 2014 14:44 | Ultimo aggiornamento: 11 Luglio 2014 14:44
Vaglia (Fi) rifiuti tossici nella cava abbandonata. "E' la nostra terra dei fuochi"

Vaglia (Fi) rifiuti tossici nella cava abbandonata. “E’ la nostra terra dei fuochi”

FIRENZE – Gli abitanti di Paterno, frazione del piccolo comune di Vaglia (Firenze) la chiamano la loro “Terra dei fuochi”. C’è una cava dismessa, abbandonata da anni. E là, da oggi 11 luglio si scava. Con un sospetto atroce e ben fondato: per anni, in quella cava, potrebbero essere stati sversati in modo illegale i fanghi delle concerie di Santa Croce sull’Arno.

Fanghi tossici e cancerogeni. Che andrebbero smaltiti in un modo specifico. Con costi ben più alti. Ma quei costi, è qualcosa di più di un sospetto, li sta pagando chi vive a Vaglia e dintorni. Una decina di morti di tumore negli ultimi anni, una percentuale anonima. E poi un odore acre e persistente, di quelli che non esiste in natura e che non si spiega senza pensare a quei rifiuti là.

Jacopo Storni del Corriere della Sera dedica un lungo articolo su quanto sta accadendo in questa parte di Mugello:

Finiscono sotto accusa quelle montagne bianche schiacciate tra le fondamenta del vecchio capannone. Tremila tonnellate di calce. I denti dell’escavatrice si fanno largo tra questi cumuli. Perplessi i tecnici dell’Arpat e del Corpo Forestale: «Appena l’escavatrice ha cominciato a scavare, è subito emanato un odore anomalo». Desta qualche sospetto anche il colore delle polveri che si sprigionano: «E’ strano che la calce liberi colori tendenti al rosso-marrone». Ma ci vorrà almeno un mese per appurare il reale contenuto dei materiali. Secondo il Comitato ambientale Vaglia, sotto quelle montagne di calce si potrebbero nascondere i fanghi delle concerie di Santa Croce sull’Arno, che sarebbero stati sversati abusivamente a Paterno. Da anni gli abitanti chiedono ispezioni. Adesso qualcosa si muove e tutti ringraziano.

A negare che ci siano rifiuti tossici là sotto resta Luciano Ottaviani, proprietario della cava che ha chiuso nel 2000. Ancora Storni:

La fabbrica chiuse all’inizio degli anni Duemila. Per anni la cava ha prodotto calce, poi l’azienda è fallita e la cava è rimasta lì. «Non troveranno niente dentro quella calce – assicura Ottaviani – Non c’è nessun rifiuto speciale, è tutto pulito». Eppure Ottaviani è già stato indagato per le 1.300 tonnellate di sacchi di sabbia comprati dall’azienda Med Link di Aulla e trasportati qui negli scorsi anni. Le ispezioni dell’Arpat, avviate la scorsa estate, devono ancora fornire risultati definitivi, ma tra quei sacchi, sequestrati lo scorso febbraio, è stata accertata la presenza di “polverino 500 mesh”, una polvere sottile che contiene metalli pesanti come nichel, rame, piombo e cromo e che, per legge, deve essere smaltita come rifiuto speciale. «L’azienda venditrice mi ha truffato» dice il signor Ottaviani. Nel frattempo il Comune di Vaglia ha chiesto al proprietario di avviare la bonifica, che però costa quasi 100mila euro. «Spese insostenibili» dice la proprietà.