Val di Zoldo (Belluno), 3mila abitanti e 1.600 immigrati dal Brasile

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 febbraio 2018 19:47 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2018 19:49
In Val di Zoldo ci sono 3mila abitanti e 1.600 immigrati brasiliani

Val di Zoldo

VAL DI ZOLDO (BELLUNO) – Invasione di brasiliani in Val di Zoldo: su 4.600 abitanti 1.600 sono arrivati dal Brasile, reclamando la cittadinanza italiana in virtù di presunti antenati italiani. Tutto grazie ad una circolare del Viminale del 2007 riguardante il cosiddetto iure sanguinis (diritto di sangue) che apre una sorta di canale preferenziale per gli immigrati extracomunitari di discendenza italiana.

Così oggi nella provincia di Belluno ci sono zone in cui i residenti all’estero con doppia cittadinanza, italiana e brasiliana, sono più dei residenti in Italia. La denuncia arriva dal sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin, ed è stata seguita dal coro di altri primi cittadini della zona.

De Pellegrin ha anche sollevato il dubbio che i documenti che attestano le origini italiane di molti siano falsi: “Quasi tutti questi immigrati non sanno una parola di italiano e non sanno dire nemmeno chi siano di preciso i loro avi. Pochi giorni fa ho ricevuto una mail in cui vengo avvertito che in Brasile c’è chi “fabbrica” quel tipo di documenti. Io ho già girato la mail alla questura di Belluno…”, ha spiegato al Corriere della Sera.

Attualmente in Val di Zoldo un abitante su quattro fa parte di questa ondata migratoria. Una volta riottenuta la cittadinanza italiana grazie ad un factotum che ne fa richiesta in Italia, i “brasiliani” arrivano in Italia con un visto turistico, chiedono la residenza al Comune al quale si sono rivolti e attendono la regolarizzazione come cittadini italiani, che arriva in genere entro qualche mese.

Un trattamento ben diverso rispetto ai “normali” extracomunitari, che solo per avere la residenza devono avere un regolare contratto di lavoro, una casa e restano soggetti a continui rinnovi.

“Se esistono persone in Brasile originarie di queste parti – chiarisce De Pellegrin al Corriere della Sera – che vogliono tornare nelle loro terre d’origine, lavorare, ripopolarle, le nostre porte sono aperte, questo deve essere ben chiaro. Ma qui assistiamo a qualcosa di molto diverso: la stragrande maggioranza dei brasiliani che arrivano qui, una volta ottenuta la residenza spariscono, vanno chissà dove. Anche perché a quel punto la legge consente loro di muoversi ovunque. Mi è capitato di parlare con qualcuno di loro, ma non sapevano nulla del luogo in cui erano arrivati, non sapevano chi fossero i loro antenati”. Il quesito è: queste persone hanno tutte diritto a rimettersi in tasca un passaporto italiano? “Stando alle carte che ci sottopongono sì – dice ancora il sindaco di Val di Zoldo – an che se ho girato alle autorità competenti la segnalazione che ci metteva in guardia sul fatto che in Brasile c’è chi fabbrica documenti falsi”.