Valeria Lepore morì dopo 3 interventi per calcoli renali: riaperto il caso della poliziotta

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 novembre 2017 19:45 | Ultimo aggiornamento: 7 novembre 2017 19:45
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Valeria Lepore morì dopo 3 interventi per calcoli renali: riaperto il caso della poliziotta

BARI – Valeria Lepore aveva 27 anni ed era una poliziotta penitenziaria. Tre anni fa, era l’estate del 2014, un dolore lancinante al fianco interruppe le sue vacanze e la costrinse ad andare in ospedale. Iniziò così un calvario lungo 5 giorni, tre interventi in tre ospedali. Valeria è morta per un banale calcolo al rene. A distanza di tre anni la famiglia ancora lotta per ottenere giustizia e ha appena sporto una nuova querela.

Il papà Giuseppe Lepore, ha infatti depositato in Procura una denuncia in cui ricostruisce il “calvario” della figlia: l’accusa è di omissione di atti d’ufficio per il mancato rilascio di tutta la documentazione sanitaria relativa alla sua morte. Nel documento viene evidenziato che parte della documentazione relativa agli esami svolti a Bari non sarebbe stata consegnata all’autorità giudiziaria né ai parenti, nonostante reiterate richieste. Da quella documentazione, secondo la famiglia, emergerebbero responsabilità non ancora accertate.

Il dramma comincia il 12 luglio del 2014: mentre è in vacanza al mare Valeria avverte un malore e si reca al Pronto Soccorso dell’ospedale di Manduria. “Dolori al fianco destro”, che non passano nonostante i calmanti.

I medici le fanno ecografie ed esami del sangue, ma le sue condizioni si aggravano: Valeria aveva la febbre altissima. A seguito di una Tac la ragazza viene portata in sala operatoria e ne esce dopo 4 ore. Trascorrono 15 ore e viene trasferita d’urgenza al Policlinico di Bari, dove viene nuovamente operata per l’impianto di un polmone artificiale. Quattro giorni dopo è di nuovo operata d’urgenza, poi la morte, il 17 luglio 2014.

Inizialmente la Procura di Bari aveva aperto un’inchiesta indagando 20 medici di tutti e tre gli ospedali che avevano avuto in cura Valeria: il pronto soccorso di Manduria, l’ospedale Maria Santissima Annunziata di Taranto e quello di Bari, dove era stata infine ricoverata e operata.

La posizione dei sette medici baresi è stata subito archiviata. Per i medici tarantini, invece, gli atti erano stati trasmessi alla Procura ionica che ha provveduto nei mesi scorsi alla richiesta di rinvio a giudizio per i due medici dell’ospedale di Taranto che avevano eseguito il primo intervento chirurgico.

Uno dei due professionisti rischia anche un processo per falso poiché è accusato di aver falsificato le firme del consenso informato. Archiviata invece a Taranto l’inchiesta che coinvolgeva altri 8 medici, mentre pende la posizione di ulteriori tre sanitari.