Valter Lavitola, 3 anni per tentata estorsione a Impregilo

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Dicembre 2014 10:29 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2014 10:29
Valter Lavitola, 3 anni per tentata estorsione a Impregilo

Valter Lavitola, 3 anni per tentata estorsione a Impregilo

NAPOLI – Tre anni di carcere e duemila euro di multa a Valter Lavitola, per il presunto tentativo di estorsione ai danni di Impregilo, in relazione agli appalti di Panama. Una sentenza più dura delle richieste del pubblico ministero, quella emessa giovedì 11 dicembre dalla sesta sezione del Tribunale di Napoli, presieduta da Giovanna Ceppaluni, dopo oltre cinque ore di camera di consiglio.

La vicenda, ricostruita dal pm Vincenzo Piscitelli (che aveva chiesto un anno e due mesi di carcere), riguarda l’accusa di tentata estorsione ai danni di Impregilo per indurre il colosso industriale a costruire un ospedale pediatrico a Panama, un progetto che stava molto a cuore all’allora presidente del paese centramericano Ricardo Martinelli. La minaccia, secondo l’accusa, sarebbe consistita nel fatto che, in caso contrario, sarebbe stata diffusa una dichiarazione pubblica di tenore negativo da parte dello stesso Martinelli che avrebbe fatto crollare la quotazione in Borsa. Lavitola, che ha trascorso parte della sua latitanza a Panama e in altri paesi dell’America Latina ed era in rapporti stretti con il presidente e altri esponenti del governo panamense, ha sempre escluso di aver esercitato pressioni o rivolto minacce.

Nella storia ebbe un ruolo anche l’ex premier Silvio Berlusconi il quale, su sollecitazione di Lavitola, telefonò a Massimo Ponzellini, ex amministratore di Impregilo, rappresentandogli conseguenze negative per l’azienda se non fosse stato mantenuto l’impegno per la realizzazione dell’ospedale.

Lo scorso 19 giugno l’ex Cavaliere è stato ascoltato in aula in qualità di testimone: per i magistrati infatti fu soltanto ”vettore inconsapevole” di un messaggio minaccioso affidatogli da Lavitola. L’ex direttore dell’Avanti, nell’ambito di questo processo, ha scelto nei mesi scorsi di patteggiare una pena di 11 mesi in riferimento ad un’altra accusa che gli era stata contestata, ovvero quella di corruzione internazionale, venuta alla luce durante il dibattimento: si tratta dell’ipotesi di una tangente di 50 mila euro che avrebbe ricevuto da Impregilo, somma adoperata per pagare una vacanza in Sardegna al presidente Martinelli. Tra qualche giorno il patteggiamento dovrebbe essere definito davanti ad un diverso collegio del Tribunale.

La sentenza di giovedì è stata accolta con amarezza dai legali di Lavitola, avvocati Marinella Febbraio e Amedeo Barletta. Si allontana infatti la prospettiva di un’imminente scarcerazione. Lavitola sta espiando una pena definitiva in seguito alle condanne per tentativo di estorsione al Cavaliere e per irregolarità nell’amministrazione dell’Avanti. I suoi avvocati avrebbero potuto chiedere al Tribunale di Sorveglianza un differimento della pena, con l’affidamento ai servizi sociali. Ma il verdetto di Napoli cambia lo scenario in quanto i giudici hanno protratto la custodia cautelare per le faccende panamensi.