Lavitola, accesso a informazioni riservate: “Mi so’ messo a guardare tutti i cazzi”

Pubblicato il 5 Settembre 2011 19:22 | Ultimo aggiornamento: 5 Settembre 2011 19:25

Gianpiero Tarantini (Foto Lapresse)

ROMA – Valter Lavitola, ossia il direttore dell’Avanti nonché uomo vicino a Berlusconi, colui che poteva far recapitare schede ritenute sicure e a prova di intercettazioni al premier, colui che poteva ottenere soldi per conto di Tarantini, aveva anche accesso a informazioni riservate. Lo stesso Lavitola che nel 2010 era stato al centro del caso “Casa a Montecarlo” di Gianfranco Fini, colui che aveva confezionato lo “scoop” che inchiodava la proprietà del locale al cognato Tulliani, nel 2011 rivela intercettato di poter disporre di informazioni riservate: “me so messo là a guardarmi tutti i cazzi”, dice con disarmante chiarezza a Gianpaolo Tarantini.

E l’accusa di aver raccolto informazioni su indagini in corso viene anche contestata a Lavitola nell’ambito dell’inchiesta sulla P4 laddove si fa riferimento ai rapporti con il maresciallo Enrico La Monica tuttora latitante. L’intercettazione risale al 3 luglio scorso e il direttore dell’Avanti parla con l’imprenditore pugliese della vicenda P4 e in particolare di Luigi Bisignani. ”Eh, dico, mi sono messo là guardarmi tutti i cazzi. Tu non hai capito che io ho accesso diretto a ‘ste cose, o no? Io perché non posso insistere? Perché se no sembra che mi approfitto certe volte”. E non era stato proprio Lavitola a mettere in guardia Berlusconi su Bisignani e su Letta, timori ai quali il premier aveva tranquillamente risposto: “A me non me ne frega niente, al massimo di me possono dire che scopo”?.

La conclusione è dei magistrati: ”Si può ragionevolmente supporre dal tenore della telefonata che Lavitola abbia accesso a banche dati o comunque ad atti ed archivi riservati attraverso terze persone delle quali non vuole però approfittare”.

Lavitola raccoglie informazioni, le rigira al premier, cerca di rendersi utile, mette in guardia. E con Tarantini organizza il metodo migliore per ottenere soldi da Berlusconi. ”Stammi a sentire a me – dice in un’altra intercettazione a Tarantini – tu devi andare là solo ed esclusivamente se ti chiama lui, punto; e se loro vogliono fare il patteggiamento ti deve chiamare lui, se lui vuole che dici qualcosa in particolare, ti deve chiamare lui, stop!”. Così suggerisce all’imprenditore a proposito del processo di Bari sulle escort. La telefonata è del 5 luglio scorso. Secondo i pm di Napoli, dagli ambienti della difesa veniva sollecitata nell’interesse di Berlusconi la decisione di patteggiare che avrebbe comportato la mancata pubblicazione di nuovi atti imbarazzanti, come eventuali intercettazioni. Sempre secondo l’ipotesi accusatoria, Tarantini avrebbe fatto pesare il suo consenso per ottenere denaro e in questo si configurerebbe il reato di estorsione che gli viene ora contestato. ”Il criterio è – consiglia Lavitola – : tu a lui non gli vuoi rompere i coglioni, punto. Ora ‘sono una persona leale, perbene, onesta, punto…Non voglio fare il patteggiamento, tant’è che non lo mettiamo proprio in discussione a questo punto il patteggiamento, punto…’ Non lo devi neanche dire ‘se lo devo fare me lo deve dire lui’ tu non devi menzionare. Se quelli ti dicono, tu dici no, se quelli ti dicono, tu dici no, se insistono tu dici no, poi dici: ‘vabbè, insistete proprio tanto tanto? Io l’unica persona di cui mi fido è parlare direttamente con lui, alla presenza solo di Perroni (uno degli ex legali di Tarantini, ndr) e solo di Lavitola…Tu devi essere preoccupato e malfidato e ti fidi solo di queste tre persone”.