“Vanacore si uccise”, il pm chiede l’archiviazione del caso

Pubblicato il 8 Marzo 2011 14:07 | Ultimo aggiornamento: 8 Marzo 2011 15:49

TARANTO – Il pubblico ministero che si occupa del suicidio di Pietro Vanacore ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta. L’ex portiere dello stabile di via Poma dove il 7 agosto 1990 venne uccisa Simonetta Cesaroni, si tolse la vita il 9 marzo dello scorso anno. Il reato ipotizzato era aiuto e istigazione al suicidio a carico di ignoti. Vanacore, all’epoca del delitto, fu indagato e poi assolto dall’accusa di aver ucciso la Cesaroni.

Il cadavere dell’uomo venne trovato il 9 marzo scorso a cinque metri dalla riva nello specchio d’acqua antistante il litorale di Torre Ovo, vicino al Comune di Torricella (Taranto), paese nel quale risiedeva da qualche tempo. Il corpo aveva una caviglia agganciata a una fune, l’altra estremità della quale era legata a un albero. L’uomo sarebbe annegato in poco più di mezzo metro d’acqua, circostanza che ha lasciato in questi mesi qualche dubbio sull’ipotesi del suicidio.

Ma il figlio maggiore di Vanacore, Mario, ascoltato dal pm Carbone il 7 dicembre scorso, ha riferito al magistrato che il padre non sapeva assolutamente nuotare e anzi aveva un certo timore del mare, tanto che in estate era solito bagnarsi solo fino alle ginocchia. Vanacore lasciò, tra casa, auto e garage, anche tre cartelli e un bigliettino di carta con frasi che facevano presagire l’estremo gesto, quali ad esempio ”Venti anni di martirio senza colpa e di sofferenza portano al suicidio”. Una perizia calligrafica, disposta dal pm e depositata a fine 2010, ha stabilito che fu proprio Vanacore a scrivere i cartelli e il bigliettino.