‘Gomorra’ in Veneto: sgominata organizzazione legata ai casalesi, in manette 29 persone

Pubblicato il 14 Aprile 2011 13:21 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2011 13:26

PADOVA – Sgominata la ‘gomorra’ veneto, ventinove persone sono state arrestate tra Veneto, Lombardia, Campania e Puglia. I carabinieri di Vicenza e dalla Direzione investigativa antimafia di Padova hanno sgominato un’organizzazione mafiosa collegata al clan camorristico dei ‘casalesi’.

L’operazione è l’epilogo delle indagini avviate nei confronti degli indagati accusati di associazione di tipo mafioso,usura, estorsione, esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria, in danno di centinaia di imprenditori operanti in quasi tutto il nord Italia (prevalentemente nel Nord Est), in alcune regioni del centro e del Mezzogiorno d’Italia.

I carabinieri hanno accertato che oltre 100 società sono state estorte, hanno ricostruito due episodi di sequestro di persona a scopo di estorsione, verificato 61 episodi di usura aggravata, 17 episodi di estorsione aggravata, il forzato trasferimento di intere quote societarie dalle vittime ai loro aguzzini e il diffuso ricorso a illecite operazioni di attività di intermediazione finanziaria.

L’attività criminosa del gruppo, i cui vertici risultano riconducibili a clan camorristici del Casertano (i casalesi), resa particolarmente insidiosa dalla delicata congiuntura economica e dal ricorso a modalità violente tipiche dell’associazione mafiosa, si concentrava su soggetti in difficoltà finanziaria, utilizzando come copertura lo schermo legale della società di recupero crediti Aspide, con sede principale in Padova, base logistica-direzionale da cui promanavano le direttive per i sodali sottordinati, venivano pianificate le attività di riscossione e le spedizioni punitive nei confronti dei debitori insolventi.

L’organizzazione, armata, gerarchicamente strutturata con distinzione di ruoli operativi, e diretta con spietata determinazione da Mario Crisci, detto “il dottore” erogava crediti a tassi fortemente usurari (fino al 180% annuo) alle vittime, sino a soffocarle, costringendole a cedere le proprie attività economiche (imprese, società e beni valutati nell’ordine di svariati milioni di euro) o, talvolta, a procacciare per la struttura criminale nuovi “clienti” nel tentativo di arginare il proprio debito cresciuto vorticosamente in breve tempo. Di fronte ai ritardi nel pagamento scattavano brutali pestaggi.