Veneto: medici in quarantena ma negativi possono tornare in servizio

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 7 Marzo 2020 11:11 | Ultimo aggiornamento: 7 Marzo 2020 11:11
Veneto: medici in quarantena ma negativi al Coronavirus possono tornare in servizio

Veneto medici in quarantena ma negativi possono tornare in servizio (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – I medici in quarantena in Veneto ma non positivi al Coronavirus possono tornare in servizio. E’ stata accolta dal Governo la norma proposta ieri dal governatore Luca Zaia che consente ai medici posti in sorveglianza, ma non positivi al Covid-19, di rientrare al lavoro. Lo rende noto la Regione Veneto, illustrando le disposizioni dell’art.11 del nuovo decreto.

Si spiega che la norma sull’isolamento “non si applica agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali che vengono sottoposti a sorveglianza”, aggiungendo che questi “sospendono l’attività nel caso di sintomatoloogia respiratoria o esito positivo al Covid-19”.

La nuovo formulazione – evidenzia la Regione – consentirà nel solo Veneto di far rientrare negli ospedali quasi 700 operatori, bloccati a casa dalla precedente norma (Decreto 23 febbraio) sull’isolamento fiduciario. Era stato proprio Zaia a lanciare l’allarme ieri al Governo, chiedendo la modifica della disposizione nazionale, dato che questa imponeva la quarantena agli operatori sanitari “in perfetta salute”, ma solo perchè venuti in qualche modo a contatto con malati positivi al coronavirus.

Zaia: “Medici negativi in isolamento devono rientrare”

“Abbiamo 450 persone del mondo della sanità che sono in isolamento fiduciario, stanno a casa, non possono lavorare e non sono positivi. Per questi ho chiesto più volte al ministro, al Governo e al presidente del Consiglio la possibilità di riconoscere e dare a loro la possibilità di lavorare. Penso e spero che questo problema si risolva, altrimenti svuotiamo il mondo della sanità dagli operatori”.

Il presidente del Veneto Luca Zaia aveva ribadito un concetto già espresso: “Si dia ai medici la possibilità di poter operare anche se rappresentano dei contatti con persone positive. Non possiamo mettere in isolamento fiduciario – aveva sottolineato – medici per 14 giorni”. Secondo il governatore la quarantena dei medici dovrebbe essere su base “volontaria, garantendo tutta una serie di attività come il tampone quotidiano dei sanitari negativi, ma anche di quelli che hanno avuto l’evenienza o un contatto con un ‘positivo’. Ma facendo il medico questo capita spesso”. “I negativi asintomantici, che sono i nostri angeli, – aveva concluso – non sono solo i medici ma tutti gli operatori della sanità”.

Cgil contro Zaia sui medici negativi.

“Giochiamo a capirci: o qui si rema insieme per affrontare l’emergenza con senso di responsabilità e sobrietà anche rispetto alla comunicazione e alle procedure, o, diversamente, qui salta tutto”: lo dice Ivan Bernini, referente funzione pubblica per la Cgil del Veneto, dopo la richiesta del governatore Luca Zaia di cambiare la norma per consentire a chi è asintomatico di poter tornare al lavoro negli ospedali su base volontaria.

“Siamo i primi ad essere preoccupati sui riflessi che la diffusione del virus sta avendo nelle strutture socio-sanitarie della nostra regione – aggiunge – sia per le ricadute che possono esserci sulla capacità di tenuta del sistema sia per la salute dei lavoratori di queste strutture”. Bernini continua: “non abbiamo bisogno né di ‘prime donne’ che ogni giorno lanciano messaggi contradditori né di coloro che usano l’emergenza per specularci qualcosa. Abbiamo detto fin dal principio azioni univoche, chiare, no a isterismi e improvvisazioni”. Le aperture venete al ritorno in corsia degli asintomatici vengono giudicate dal rappresentante della Cgil “dichiarazioni inaccettabili e fuori luogo”.

Per Bernini “la follia non è lasciare a casa i lavoratori ai quali è stato fatto il tampone per l’esposizione diretta a pazienti portatori di virus perché così c’è il rischio di chiudere i reparti. La follia sta nel chiedere ai lavoratori in quarantena di mettersi a disposizione volontariamente per rientrare al lavoro in assenza di sintomi. Tanto più folle in un quadro di incertezza rispetto alla stessa conoscenza del virus ed alla sua alta capacità di trasmissione”. (Fonte Ansa).