Veneto cerca 400 medici stranieri: quelli italiani sono senza specializzazione

di Daniela Lauria
Pubblicato il 23 Aprile 2019 11:46 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2019 11:46
Veneto cerca 400 medici stranieri: quelli italiani sono senza specializzazione

Veneto cerca 400 medici stranieri: quelli italiani sono senza specializzazione

VENEZIA – Veneto a caccia di 400 medici stranieri da assumere negli ospedali della regione in costante penuria di organico. Era già accaduto, in nuce, a Treviso dove la Usl è in trattativa con l’Università di Timisoara, in Romania, per coprire un ammanco di dieci professionisti. E poi c’è stata la delibera per assumere a tempo determinato medici in pensione per garantire i livelli essenziali di assistenza qualora non vi fosse disponibilità di medici sul mercato. 

A parlarne è il Corriere della Sera, che riporta i numeri dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi). Nella regione governata da Luca Zaia mancano 1.295 ospedalieri e la situazione rischia di aggravarsi per altri 501 che dovrebbero andare in pensione con Quota 100. Fino a quando, è il ragionamento, ministero, università, regioni e sindacati non troveranno un accordo per una maxi sanatoria che consenta di impiegare i 10 mila laureati in Medicina non specializzati, a causa dei pochi posti nelle scuole di specializzazione, l’unica via è importare cervelli dall’estero. 

Foad Aodi presidente di Amsi, spiega al Corriere: “Negli ultimi mesi il Veneto ci ha contattati per poter assumere 400 colleghi. L’85% delle domande riguarda il privato, soprattutto cliniche, ma per la prima volta comincia a farsi sentire anche il pubblico, con un significativo 15% di richieste. Le città che in entrambi i settori hanno evidenziato una maggiore esigenza di specialisti stranieri sono Verona, Padova, Vicenza e Treviso”.

Che tipo di medici servono? “Cercano anestesisti, radiologi, pediatri, ortopedici, ginecologi e medici dell’urgenza-emergenza”. “L’Italia – spiega ancora Aodi – conta 80 mila tra medici, infermieri, operatori sociosanitari e fisioterapisti di altri Paesi, di questi, 18 mila sono i camici bianchi. Solo che rispetto agli anni ‘60/’80 si è verificata un’inversione di tendenza: prima eravamo noi, palestinesi, arabi, siriani, libici, giordani, congolesi e camerunensi soprattutto a voler venire in Italia a studiare, specializzarci e magari restare a lavorare, come ha fatto il 45%. E così è stato dopo la caduta del muro di Berlino anche per romeni, albanesi, russi, moldavi e nordafricani già specialisti, che hanno dovuto solo chiedere il riconoscimento dal ministero della Salute o iscriversi al sesto anno di Medicina in Italia per ottenere l’equipollenza dei titoli. Oggi invece è l’Italia ad avere bisogno di medici stranieri, perché non riesce a utilizzare quelli già laureati, che siano italiani o immigrati”. (Fonte: Corriere della Sera)