Venezia, navi da crociera: c’è chi dice no. Ma portano 400mln e lavoro a 6800

Pubblicato il 10 Giugno 2013 12:17 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2013 12:19
Venezia, navi da crociera: c'è chi dice no. Ma portano 400mln e 6800 posti

Foto Ansa

VENEZIA – Venezia, navi da crociera sì o no? Gli ambientalisti premono per allontanarle, ma l’eventuale chiusura della laguna a Costa & co, potrebbe voler dire una perdita di quasi mezzo miliardo di euro ogni anno (un miliardo, dicono, considerando tutto l’indotto regionale) nonché il rischio per 6800 posti di lavoro. A questo punto la sintesi potrebbe essere il cambio di rotta delle navi (niente passaggio vicino Piazza San Marco, per intenderci) senza la negazione totale dell’attracco in Laguna

Le proteste sono cominciate dopo il naufragio della Costa Concordia all’isola del Giglio. Allora in tutte le città toccate dalle rotte crocieristiche si è aperto il dibattito. E se fosse troppo pericoloso far passare le navi così vicine ai centri abitati? Tra le città più minacciate in tal senso c’è sicuramente Venezia. E il 9 giugno la manifestazione dei “contro crociere” è finita in scontri tra dimostranti e polizia.

Fabio Pozzo su La Stampa descrive le due fazioni, l’impatto economico delle crociere sulla città e le eventuali nuove soluzioni qualora le rotte dovessero essere cambiate.

Impatto economico: 435 milioni di euro, 6800 posti di lavoro

Uno studio dell’Università Ca’ Foscari e dell’ateneo di Padova di qualche tempo fa dava a tale traffico un valore per Venezia di 435 milioni di euro l’anno. L’Autorità portuale veneziana parla del 5,2% del Pil locale (su un totale di 6,72 miliardi di euro) e di 6800 posti di lavoro.

Fronte “No alle grandi navi in Laguna”

Gli ambientalisti e cittadini di diverse estrazioni, che si riconoscono nel comitato – guidato dal giornalista Silvio Testa – non dicono no tout court alle crociere, ma sono contro l’attuale modello di traffico crocieristico, assai ingombrante con il suo passaggio nel bacino di San Marco. Che vogliono bloccare. Per motivi di sicurezza, ambientali, estetici e sociali. Parlano di «stupro della città».

Il fronte “pro crociera”

Gli allarmi del comitato ‘No Grandi Navi’ sul traffico nella laguna di Venezia sono ”infondati” in quanto ”le navi seguono canali prestabiliti: una manovra sbagliata le insabbierebbe, non andrebbero contro palazzi o altro”, dice Sandro Trevisanato, presidente di Venezia Terminal Passeggeri, Spa che gestisce lo scalo veneziano.

”Le autorita’ – spiega – hanno stabilito dopo il caso Concordia nuovi e piu’ severi limiti: distanze, velocita’, etc. L’impatto ambientale? L’inquinamento generato dalle navi a Venezia e’, per verifiche regionali, sotto la media europea. Le compagnie hanno sottoscritto un accordo con la citta’ che abbatte ulteriormente le emissioni. Atenei, Cnr e Autorita’ portuale hanno accertato che non c’e’ alcun danno da movimento ondoso. Resta una questione estetica”.

”Le navi da crociera – precisa – entrano in Adriatico perche’ i passeggeri vogliono Venezia. Se gli armatori si stufassero di accoglienze come quella riservata ai loro ospiti ieri, potrebbero escludere Venezia dagli itinerari e scegliere altri porti, come Atene, Cipro”

Le soluzioni

Scrive Pozzo che la soluzione dovrebbe cercare anche di “rispettare il decreto Clini-Passera che fa divieto di transito alle navi superiori alle 40 mila tonnellate di stazza (le «love boat» sono di 140 mila in media) quando tale soluzione sarà individuata”.

E allora “si parla di istituire un doppio senso di marcia, entrata da Malamocco e uscita dal Lido, oppure andata e ritorno da Malamocco (secondo dimensioni delle unità), attraverso un nuovo canale che bypassi San Marco. Quale? Il più gettonato – non dagli ambientalisti – è il Contorta Sant’Angelo, attualmente allo studio del Magistrato delle Acque. In pratica, le navi entrerebbero da Malamocco, seguendo il canale Petroli e poi devierebbero davanti a Marghera su una nuova corsia, da scavare. Confindustria Venezia suggerisce invece la soluzione Vittorio Emanuele, una via che passa davanti ai canali di Marghera. C’è poi una terza l’ipotesi diversa, Trezze Sud, che ricalca parte del tracciato di Contorta Sant’Angelo. Il comitato No Grandi Navi ha già bocciato il Contorta Sant’Angelo e pare invece favorevole a un attracco delle «love boat» a Porto Marghera.