Venezia: la giustizia bloccata dai sindacalisti: 18 su 36 e “inamovibili”

Pubblicato il 12 Maggio 2010 17:23 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2010 17:23
Manuela Romei Pasetti

Manuela Romei Pasetti

La giustizia a Venezia è bloccata dai sindacalisti. Su 36 ufficiali giudiziari infatti ci sono ben 18 sindacalisti, uno ogni due. Fermamente impegnati ad evitare il trasferimento in altro ufficio, anche a pochi chilometri di distanza, anche in sedi con carenza di personale. Gian Antonio Stella per il Corriere della Sera racconta l’incredibile vicenda della giustizia veneta, bloccata e rallentata appunto dagli “ufficiali sindacalisti”, troppi ed inamovibili, che costringono così a lavorare di più i “colleghi”, rimandando i processi anche fino al 2017.

Manuela Romei Pasetti, la prima donna nominata a capo di una Corte d’Appello e insediata a Venezia dal marzo 2008, già da tempo aveva lanciato l’allarme per le carenze del sistema giudiziario veneto: “Trascorrono mediamente 272 giorni tra la sentenza di primo grado e l’arrivo alla Corte d’Appello… i giudici sono costretti a lavorare il triplo rispetto ai colleghi di Milano”.

Gli ufficiali giudiziari in servizio a Venezia, pur avendo un carico di lavoro nettamente inferiore rispetto a quelli di Padova e Verona, sono quasi pari a quelli in servizio proprio a Padova e Verona. Lavorano praticamente la metà. A questo punto la soluzione sarebbe quella di prenderne alcuni da Venezia e spostarli nelle province dove c’è più bisogno. Ed invece no, loro da Venezia non si muovono, nonostante le pressioni della Pasetti.

Gli “ufficiali sindacalisti” non si possono muovere senza il nullaosta del sindacato di riferimento. Lo dice l’articolo 18. La Pasetti però non demorde e per questo ha trovato un escamotage per non compromettere ulteriormente la macchina della giustizia veneta: uno spostamento a tempo, 3 persone per 3 o 6 mesi da Venezia a Padova e Cittadella.

Perfetto, soluzione giusta e tutto finito. E invece no perchè Enrico Basile, uno degli ufficiali giudiziari spostati, ha protestato. In effetti 180 giorni a 39 km di distanza e 20 minuti di treno, senza chiedere prima il nullaosta al sindacato, non si può fare. Il giudice del lavoro gli ha dato ragione, lui non si muove da Venezia. Perche? Perchè non si può accettare che il sindacalista venga “sottratto dal suo rapporto quotidiano” con i colleghi che tutela. Il tutto nonostante il sindacalista in questione abbia usufruito solo una volta del permesso sindacale: il 15 febbraio del 2007.