Venezia, spaccio di droga in carcere: 7 detenuti sotto accusa

di redazione Blitz
Pubblicato il 22 marzo 2018 16:08 | Ultimo aggiornamento: 22 marzo 2018 16:08
Spaccio di droga al carcere di Venezia

Spaccio di droga al carcere di Venezia (Foto di repertorio)

VENEZIA – Spaccio di droga in carcere, al Santa Maria Maggiore di Venezia: sette uomini arrestati con l’accusa di aver gestito la compravendita di sostanze stupefacenti e anabolizzanti nelle celle del penitenziario. Le sette ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal tribunale di Venezia. Si tratta di cinque misure di custodia in carcere e due obblighi di dimora.

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Le misure sono arrivate alla fine di un’indagine condotta dai carabinieri del nucleo investigativo di Venezia tra il novembre 2016 e l’ottobre 2017. Un’indagine che ha consentito di appurare che alcuni detenuti di origine albanese e uno italiano, ristretti al Santa Maria Maggiore di Venezia, avevano la disponibilità di telefoni cellulari con cui mantenevano contatti con l’esterno, stavano, secondo l’accusa, dirigendo attività illecite tramite i loro complici, facendo arrivare all’interno del carcere droga e anabolizzanti. Nelle celle sono stati sequestrati alcuni smartphones, simcard, un centinaio di pastiglie di anabolizzanti e un coltello costruito artigianalmente.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti continuato in concorso. Le perquisizioni sono state eseguite giovedì mattina, 22 marzo, all’alba nelle province di Venezia e Napoli.

All’attività hanno preso parte circa 80 carabinieri del Comando di Venezia e della Compagnia di San Giorgio a Cremano (Napoli), con l’ausilio di un elicottero e di unità cinofile. Le indagini sono state condotte in stretta collaborazione con la direzione del carcere di Venezia.

I carabinieri hanno scoperto i canali di approvvigionamento della droga, che coinvolgevano la moglie di un detenuto italiano che, secondo la ricostruzione, reperiva da un familiare cocaina e hascisc, e da una donna veneziana e da un calabrese l’eroina.

Successivamente hanno raccolto tutta una serie di elementi a carico di alcuni cittadini extracomunitari che gestivano un’ingente attività di spaccio nella zona di Mestre, in particolare nei parchi pubblici e nei bar frequentati da molti ragazzi.

 

 

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