Venezia, la stretta del Comune sui dipendenti: abbigliamento dignitoso e internet solo per lavoro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 settembre 2018 15:19 | Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2018 15:19
Venezia, la stretta del Comune sui dipendenti: abbigliamento dignitoso e internet solo per lavoro (foto Ansa)

Venezia, la stretta del Comune sui dipendenti: abbigliamento dignitoso e internet solo per lavoro (foto Ansa)

VENEZIA – Vestirsi con un “abbigliamento dignitoso” (quindi niente infradito o pantaloni corti d’estate) e niente caffè a inizio turno. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha aggiornato il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici del Comune. 

Tra le novità, oltre all’abbigliamento dignitoso e il rispetto degli orari, ci sono l’obbligo di osservare il segreto d’ufficio sulle pratiche a cui si lavora, il divieto di accettare regali e di assentarsi dalla propria postazione senza avvisare il responsabile.

Inoltre, ai lavoratori che beneficiano della legge 104 viene chiesto di comunicare per tempo le assenze dal servizio per programmare il calendario.

“Fermo restando il diritto sacrosanto a beneficiare della legge 104 — sottolinea l’assessore al Personale Paolo Romor al Corriere della Sera — quando e dove possibile chiediamo di avvisare in anticipo quali saranno i giorni d’assenza, per poter programmare i servizi e non aver ripercussioni sui cittadini o gli altri colleghi. In ogni caso, se il dipendente ha emergenze non c’è alcun impedimento da parte dell’amministrazione”.

“Abbiamo revisionato il Codice per adeguarlo alle normative sull’anticorruzione e trasparenza — aggiunge l’assessore — e, al contempo, abbiamo codificato alcune regole di buon senso, a tutela del dipendente, della pubblica amministrazione e del cittadino che fruisce di servizi”.

Largo spazio viene dato al cosiddetto “whistleblowing”, ovvero le segnalazioni di possibili irregolarità. “L’identità del segnalante non può essere rivelata — si legge — Qualora la contestazione sia fondata, la segnalazione sarà utilizzabile ai fini del procedimento disciplinare solo in presenza di consenso da parte del segnalante alla rivelazione della sua identità”.

Inoltre, si legge ancora, il dipendente “può usare computer, internet, fotocopiatrici e altre attrezzature solo per mansioni istituzionali, non per necessità private”.