“Venga, il Governo italiano vuole la sua azienda”: la truffa a “polli” stranieri

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Marzo 2015 12:24 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2015 12:25
"Venga, il Governo italiano vuole la sua azienda": la truffa a "polli" stranieri

“Venga, il Governo italiano vuole la sua azienda”: la truffa a “polli” stranieri

ROMA – “Venga, il Governo italiano vuole la sua azienda”: la truffa a “polli” stranieri. Una truffa organizzata in Italia da stranieri per accalappiare imprenditori stranieri approfittando del pregiudizio radicato che nel nostro Paese ungere la pubblica amministrazione per lavorare sia un obbligo. Imprenditori ingolositi da proposte milionarie di business da parte del Governo italiano rivelatesi fittizei ma con carta intestata del ministero delle Finanze che dovevano procedere da una mazzetta a funzionari e politici che gli  intermediari truffatori invece intascavano scomparendo. E’ quanto ha verificato la Guardia di Finanza di Milano.

Un nigeriano chiamato Amadhioa operante a Lagos riusciva in qualche modo a contattare imprenditori provenienti da tutto il mondo presentandosi sotto falso nome (Gino Guidetti, Emilio Nespoli), millantando importanti entrature e conoscenze: gli accalappiati ricevevano proposte super allettanti che li costringevano a farsi ore di volo per recarsi a Milano, dove ad attenderli c’erano i suoi emissari, un connazionale che vive a Busto Arsizio, un torinese, un paio di romeni, ragazze che facevano da segretarie. Epilogo della truffa, massimo della beffa, avveniva nell’atrio dell’ ufficio più grande dell’Agenzia delle Entrate di Milano, in via Manin: istruzione delle pratiche, spese, regali venivano certificati da un foglio intestato Ministero delle Finanze, un normale codice fiscale uscito dallo sportello automatico.

A un inglese proprietario di un’azienda ittica delle Seichelles, a un australiano ad di una miniera d’oro arrivavano lettere commerciali di questo tenore: “Lo Stato italiano vuole investire nella sua azienda, sono una persona di fiducia di molti politici e il punto di riferimento del ministro dell’Economia e delle finanze”. La prospettiva erano affari  anche da 100 milioni di euro. Sul Corriere della Sera, che riporta la vicenda, almeno sei casi, il racconto della truffa da parte della vittima australiana.

L’amministratore delegato di una società di Brisbane (Australia) quotata alla Borsa australiana e proprietaria di una miniera d’oro a Papua Nuova Guinea arriva in un hotel lussuoso del centro di Milano all’inizio del 2013 attratto da un affare da 150,8 milioni di euro.

«Dovevo incontrare Nespoli che mi aveva detto di portare 22 mila euro e qualche regalo per ottenere favori da altre persone. Diceva che era l’agente di fiducia di molti politici, in particolare del ministro dell’Economia con il quale bisognava avviare il business», dichiara a verbale l’ australiano che, non fidandosi del tutto, consegna «appena» 18 mila dollari, un Rolex e un braccialetto d’oro, non a Nespoli/Amadhioa, che non si fa mai vedere, ma alla sua finta segretaria italiana che con un pretesto sparisce dalla circolazione.

Stesso copione per un inglese, manager di un’impresa ittica delle Seychelles, anche lui ingolosito da un affare da oltre 100 milioni. Prima di atterrare a Milano per la firma Guidotti/Amadhioa gli aveva fatto recapitare il contratto suggerendogli «di portare un orologio di marca Rolex perché la cultura italiana prevede il buon uso di fare un regalo e 8.000 euro per le spese». (gguastella@corriere.it)