Venosa (Potenza), “calci e pugni ai disabili in cura all’istituto”: le accuse della Procura

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 marzo 2018 7:10 | Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2018 9:18
Violenze sui disabili all'istituto di Venosa (Potenza)

(Foto dei Nas-Ansa)

POTENZA – Calci, pugni e schiaffi ai disabili in cura, che sarebbero stati anche spinti e trascinati per terra: questo quanto sarebbe accaduto nell’istituto riabilitativo dei Padri Trinitari di Venosa (Potenza) secondo le accuse formulate dalla Procura di Potenza.

Tutte le notizie di Blitzquotidiano in questa App per Android. Scaricatela

L’inchiesta ha portato agli arresti domiciliari di otto dipendenti dell’istituto tra educatori e assistenti disabili. Divieto di dimora a Venosa, invece, per il coordinatore degli educatori e degli assistenti disabili e per altri tre educatori. Un altro divieto di dimora al sacerdote direttore e legale rappresentante dell’Istituto, che avrebbe tenuto, secondo l’accusa, una “condotta omissiva” rispetto a “una serie continua di maltrattamenti” che avvenivano anche negli spazi condivisi.

Il giudice per le indagini preliminari di Potenza ha anche disposto la sospensione e l’interdizione dalla professione per un neuropsichiatra infantile e per un medico, per un totale, quindi, di 15 persone coinvolte, a vario titolo, per concorso in maltrattamenti, falsità ideologica e omissione di atti d’ufficio.

Le indagini sono cominciate dopo la denuncia della madre di un paziente. Dopo aver notato “ematomi e graffi” sul corpo del figlio, la donna si era rivolta al personale dell’Istituto di riabilitazione, ricevendo in risposta “sempre spiegazioni evasive e di comodo”. Sono così partite le intercettazioni, audio e video, che hanno portato alla richiesta di misure cautelari.

Nei prossimi giorni, l’inchiesta potrebbe allargarsi ulteriormente. Nel frattempo il Codacons chiede “subito telecamere di sorveglianza in tutte le case di cura e le strutture sanitarie che si occupano di anziani e disabili”, mentre l’Associazione dei Genitori parla dell’inchiesta e delle misure cautelari come “un atto di irresponsabilità e di deliberato sabotaggio”.