Veronica Piras in congedo per il figlio malato di Sma: azienda la licenzia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 dicembre 2017 17:54 | Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2017 18:25
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Era in congedo per assistere il figlio malato: Veronica Piras licenziata (foto d’archivio Ansa)

MANTOVA – Il suo congedo per assistere il figlio malato di Sma poteva durare fino a marzo 2018, ma nel maggio scorso le è arrivata la lettera di licenziamento e ora il 13 dicembre comparirà davanti al giudice del lavoro per il reintegro, assistita dai legali della Uil. La vicenda è riportata oggi dalla Gazzetta di Mantova. La donna, Veronica Piras, 33 anni di Castiglione Mantovano, lavorava per una azienda di Milano e si occupava di rilevamento prezzi per indagini di mercato.

Nel 2013 è nato Nikolas, affetto da atrofia muscolare spinale, che necessita di continua assistenza. Dopo aver usufruito di tutti i permessi maternità, la donna ha chiesto e ottenuto e la possibilità’ di assisterlo per altri tre anni al 30 per cento dello stipendio. Calendario alla mano sarebbe stata garantita fino al marzo 2018 ma lo scorso maggio le è arrivata la lettera di licenziamento. Anche il padre, Vicktor Kuqi, 36 anni, è disoccupato.

I dettagli della vicenda raccontati da Igor Cipollina sulla Gazzetta di Mantova:

Nikolas, che il 22 dicembre spegnerà tre candeline, è malato di Sma, atrofia muscolare spinale, una bestiaccia feroce che aggredisce il corpo, sfilacciando nervi e muscoli, ma non frena lo sviluppo della mente. Una malattia genetica che obbliga a un’assistenza continua.

La diagnosi arriva al terzo mese di vita di Nikolas, per sua mamma, però, i problemi cominciano quando lui è ancora in pancia. L’azienda vorrebbe spremerla finché può, come per la prima gravidanza, posticipandole il congedo obbligatorio, ma il lavoro è duro: per la società Consulmarketing, con sede a Milano, Veronica gira i supermercati delle province di Mantova, Brescia, Cremona, e spesso sconfina in Trentino. Si occupa di rilevamento prezzi per indagini di mercato, deve leggere con un terminale i codici a barre dei prodotti negli scaffali.

All’inizio, quand’era inquadrata come collaboratrice coordinata e continuativa, riusciva a portare a casa fino a 1.800 euro al mese. Poi, nel 2013, quando la Fornero cancella i cococo, viene assunta a tempo indeterminato, e la paga si asciuga a 800 euro. L’azienda vorrebbe tenerla al lavoro fino all’ultimo, ma un certificato medico attesta che la gravidanza è a rischio e Veronica può starsene a casa. Ignara che da lì a pochi mesi il mondo le franerà addosso e lei dovrà imparare a rimetterne assieme i pezzi secondo una disposizione nuova. Esauriti i cinque mesi obbligatori, la legge le consente di assistere Nikolas per altri tre anni, al 30% dello stipendio, secondo la formula del congedo parentale per i genitori di figli con grave disabilità. Calendario alla mano, Veronica è coperta fino al marzo 2018, ma lo scorso giugno le arriva un’email che brucia come uno schiaffo: la Consulmarketing la sollecita a restituire il materiale di rilevazione, come già richiesto con la lettera di licenziamento del 19 maggio.

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