Delitto di via Poma, il giorno di Raniero Busco: “All’interrogatorio i poliziotti mi schiaffeggiarono”

Pubblicato il 12 novembre 2010 16:49 | Ultimo aggiornamento: 12 novembre 2010 17:10

Simonetta Cesaroni

Nel processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto il 7 agosto 1990 in via Poma a Roma, oggi è stato il giorno di Raniero Busco, accusato di aver ucciso a coltellate l’ex fidanzata.

L’imputato. La notte in cui fu trovata morta Simonetta Cesaroni, racconta Busco, ”vennero a casa i poliziotti che mi portarono in questura per essere interrogato. Mi dissero della morte di Simonetta, mi misero davanti agli occhi le foto del cadavere, fecero pressioni psicologiche, mi schiaffeggiarono anche. Non li denunciai mai perché pensai che era prassi degli inquirenti comportarsi così. Scoprii nel 2005 che non fu messo a verbale quanto dichiarai quel giorno”.

Il testimone. Oggi, 12 novembre, in aula a Roma ha deposto anche Salvatore Volponi, datore di lavoro di Simonetta Cesaroni. “Non sono sicurissimo di aver detto ‘bastardo’ quando vidi il corpo di Simonetta Cesaroni come ha detto Mario Vanacore”, il figlio di Pietrino, l’ex portiere di via Poma morto suicida nel marzo scorso.

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”In questi 20 anni ho riflettuto molto su questo delitto. Non ho mai pensato che quel ‘bastardo’ era da riferire a qualcuno.’Bastardo’, ha continuato Volponi, ”era generico, riferito a chi aveva commesso una cosa così efferata. Avrei potuto riferirmi a tutti quanti e a nessuno”.

Responsabile della ”Re.Li.”, dove appunto lavorava Simonetta, Volponi fu il primo, insieme con alcuni familiari della vittima, a trovare il cadavere della giovane. Ha dunque deposto in qualità di testimone. E’ stata la sua prima comparsa in aula: in passato non si era mai presentato (tranne una volta per pochi minuti) depositando certificazioni mediche e di ricovero in cui si sosteneva che le precarie condizioni di salute non gli consentivano di deporre.

Il legale di parte civile. ”Ci sono parecchie cose che non tornano. Busco si esaspera così tanto da litigare con vicini per la pipì di un gatto e poi del fatto di essere stato malmenato dalla polizia non dice nulla?”. E’ il commento dell’avvocato Federica Mondani, legale di parte civile per Paola Cesaroni.

La penalista ha fornito la sua personale ipotesi: ”Busco torna dal lavoro alle 7 del mattino, dopo aver riposato e pranzato, telefona a Simonetta che gli dice di essere al lavoro da sola. Quale migliore occasione per un incontro sessuale? Nasce un litigio forse perché Simonetta confessa di non aver preso la pillola e di avere avuto delle perdite di sangue, magari paventando l’ipotesi di una gravidanza. Uno come Busco – continua la legale – che dice di essersi arrabbiato con i vicini per futili motivi, non si può arrabbiare per cose di questo genere? Lascio a voi la risposta”. L’avvocato Mondani ha definito la deposizione di Salvatore Volponi ”prevedibile. E’ stato molto generico nelle risposte, ma sapevamo già che non avrebbe portato a nulla”.

Il difensore di Busco. ”E’ stata un’udienza insignificante per sostenere la colpevolezza di Busco. Ha solo aumentato sempre più tutti i sospetti e i dubbi che gravano su questa vicenda”,ha detto l’avvocato Paolo Loria, difensore di Raniero Busco, a commento dell’udienza del processo di oggi per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, sostenendo anche che ”pubblico ministero e parti civili, con le loro domande, hanno dimostrato che non hanno nulla in mano per sostenere l’accusa”.

Per il penalista, inoltre, nessuna sorpresa nemmeno per l’audizione di Salvatore Volponi, ex datore di lavoro di Simonetta Cesaroni. ”Non mi aspettavo di più da lui, anzi qualcosa di meno. E’ stato lucido e tranquillo, nonostante abbia cercato di sottrarsi all’esame in tutti i modi – ha detto – Non mi ha convinto per nulla. Tutto quello che ha detto e che dice è contraddittorio con quello che affermano altri testimoni. L’impressione è che oggi, con l’audizione di Volponi, la procura non ha dimostrato alcunché”.

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