Via Poma, processo a Raniero Busco: dalle deposizioni spunta “un uomo biondo”

Pubblicato il 7 Giugno 2010 15:41 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2010 16:09

Simonetta Cesaroni

“Quel giorno ho visto uscire di casa una persona bionda, ma non un giovane. Ero seduta sul bordo della vasca nel giardino, mi sono distratta un attimo e nel rigirarmi ho visto uno di spalle. Mi è sembrato non un giovane, ma un uomo di una certa età. Aveva una busta nera in mano”. E’ la novità portata al processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, da Giuseppa De Luca, portiera dello stabile di via Poma dove il 7 agosto 1990, negli uffici degli Ostelli della goventù fu trovata accoltellata Simonetta Cesaroni.

La De Luca è la moglie di Pietrino Vanacore, il portiere ‘storico’ del palazzo, morto suicida nel marzo scorso. Nel corso della testimonianza è ritornata la vicenda delle chiavi degli uffici che secondo alcuni la De Luca fu restia a dare ai poliziotti e alla sorella di Simonetta la notte in cui la ragazza fu poi trovata senza vita.

“E’ una bugia che io non diedi le chiavi – ha detto la portiera – Quando la polizia me le chiese, io le diedi subito. Le avevo in mano”. Alla domanda del pm sul fatte che ci sia motivo di ritenere che Pietrino Vanacore avesse visto il corpo di Simonetta prima dell’arrivo della sorella, la risposta della moglie è stata chiara: “Lui non mi ha detto mai nulla; se aveva qualcosa da dirmi, me lo avrebbe detto”.

E poi, il riferimento alla conoscenza dei luoghi di Salvatore Volponi, il datore di lavoro di Simonetta alla ‘Re.Li. Sas’, il quale, in base a quanto riferito in passato da Paola Cesaroni, la sera dell’omicidio disse di non sapere dove si trovasse l’ufficio dell’Aiag (l’associazione degli ostelli della gioventù) dove fu trovata accoltellata Simonetta. “Quella sera Volponi mi disse se mi ricordavo di lui – ha raccontato Giuseppa De Luca – prima di chiedermi le chiavi. Io l’ho riconosciuto perché veniva lì quando facevano le riunioni, ogni 15 giorni”. E la conclusione: “Io non ho mai conosciuto Simonetta; non sapevo neanche che quella ragazza veniva lì. Solo dai giornali e dalla tv ho saputo che veniva lì per 15 giorni”.

Volponi avrebbe dovuto testimoniare nella stessa seduta del 7 giugno, ma si è sentito male poco prima della deposizione. I giudici hanno deciso di posporre a una prossima udienza l’audizione per consentire a Volponi di far valutare la sua capacità a testimoniare dallo staff medico che lo segue da tempo. Si dovrà ripresentare in aula il prossimo 19 luglio.

Ha deposto invece la madre di Raniero Busco, l’ex fidanzato di Simonetta accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. “Raniero è stato sempre bravo e calmo, non mi ha mai dato un dispiacere”. Ha risposto così, Giuseppina Busco, al pm che ha oggi voluto ricordare in aula come nel 2000, Raniero Busco sia stato denunciato due volte per lesioni dopo due litigi con alcuni vicini di casa e con la cognata.

La donna, riferendosi a Simonetta Cesaroni e ai suoi rapporti con il figlio, ha poi sostenuto di non aver mai conosciuta veramente la ragazza. “L’ho sentita per telefono – ha detto – perché chiamava a casa mio figlio, ma non l’ho mai vista. Raniero non mi diceva nulla dei suoi rapporti amorosi”.

“Quel 7 agosto – ha detto Giuseppina Busco – mio figlio si mise a riparare la macchina del fratello. Alle due di notte suonarono al campanello di casa, mi affacciai alla finestra e vidi la polizia. Cercavano Raniero, ma non mi dissero cos’era successo. Raniero era al lavoro, faceva il turno di notte. Gli telefonai e gli chiesi cos’era successo; mi rispose di stare tranquilla e di ritornare a dormire. Verso le 7.30 mi richiamò dalla questura; mi disse che era stata ammazzata Simonetta ma che lui non c’entrava nulla”.

Nessuna particolarità invece dalle dichiarazioni rese in aula da Mauro e Paolo Busco, fratelli di Raniero.

Un altro colpo di scena è venuto dalle parole di Mario Vanacore, figlio del portiere dello stabile di via Poma dove il 7 agosto 1990 fu trovata morta Simonetta Cesaroni: “Salvatore Volponi, uscendo dagli uffici degli Ostelli disse ‘bastardo'”. E’ la novità emersa oggi dalle parole di Mario Vanacore, .

Chiara e puntuale la ricostruzione di quel giorno. “Andammo a fare compere e poi passammo il resto del pomeriggio in cortile. A una certa ora, bussarono alla guardiola per chiederci di poter andare nell’ufficio degli ostelli; dissero che forse c’era una ragazza che si era sentita male. Fu Volponi (il datore di lavoro di Simonetta Cesaroni. ndr) a dire a mia madre se lo riconosceva. Lei ebbe un momento di titubanza, poi prese le chiavi a salimmo su”.

Da questo momento, ovvero dal momento i cui entrarono negli uffici, la novità processuale di oggi. “Io salii su – ha aggiunto Mario Vanacore – insieme con gli altri, ma rimasi fuori. Volponi entrò e diede una occhiata in due stanze. Poi tornò indietro e guardò nelle altre stanze; in una c’era il corpo di Simonetta. Ecco che allora Volponi disse ‘Bloccate, fermate Paola’ la sorella di Simonetta e, uscendo, disse ‘bastardo’. Da quel momento entrammo tutti. Vidi il corpo di Simonetta dentro a una stanza; mi fermai fuori e lo vidi dentro. Non c’era sangue”.

Nell’udienza di lunedì 7 giugno si è parlato anche dell’alibi di Raniero Busco.

I primi testimoni chiamati dal pm Ilaria Calò sono state Anna Rita Pelucchini e Maria Di Giacomo, due amiche della madre di Busco. Nel 2007 fu lo stesso Raniero a invitare gli investigatori a sentirle per riscontri al suo alibi.

Oggi, davanti alla III corte d’assise, hanno fornito versioni contrastanti, e il pm ha chiesto la trasmissione degli atti per procedere per falsa testimonianza.

In particolare, Anna Rita Pelucchini ha detto di aver visto Raniero, il 7 agosto 1990, verso le 17-17.30 quando arrivò a casa della madre del giovane. “Raniero aveva addosso la tuta”, ha detto. Ma la versione contrasta con gli esiti di una intercettazione telefonica del gennaio 2007 nella quale lei stessa indicò nelle 16-16.30 l’ora di arrivo a casa dei Busco.

La Pelucchini ha poi smentito di avere mai concordato nulla con l’amica Maria Di Giacomo. Anche Maria Di Giacomo ha sempre sostenuto di aver visto Raniero Busco il pomeriggio del 7 agosto 1990. La diversità consiste nel fatto che lei fissa l’orario alle 18.20 circa. “Quel giorno – ha detto – uscii di casa con mio marito verso le 18.15. Passando davanti casa dei Busco, qualche minuto dopo, vidi Raniero con addosso la tuta, seduto a terra. Era sporco di grasso; parlava con la madre”.

Qualche giorno dopo fu la madre dell’imputato a dire alla donna che avevano cercato il figlio perché era successo quel fatto. “Io le risposi che ricordavo di aver visto Raniero quel giorno sotto casa e che se ci voleva una testimonianza non c’era problema”, ha detto la teste.

Anche per Anna Maria Di Giacomo il pm ha chiesto la trasmissione degli atti per procedere per falsa testimonianza.

Prima delle due donne,era stata sentita la ginecologa di Simonetta Cesaroni, la quale ha confermato di aver prescritto nel periodo precedente all’omicidio alla giovane la pillola contraccettiva e gli esami di routine. Le sono state fatte vedere le scatole del medicinale, dalle quali è emerso che però erano intatte.