Via Poma, un teste raccontò: “Un giovane balordo chiese dov’erano gli uffici”

Pubblicato il 16 Marzo 2010 13:30 | Ultimo aggiornamento: 16 Marzo 2010 13:34

Il pm Ilaria Calò riporta in aula una vecchia testimonianza che riapre nuovi scenari sul delitto di via Poma.

«Il 7 agosto 1990, intorno alle 16, ero in attesa del mio autista quando vidi un giovane di circa 25 anni, distinto, che mi chiese con fare balordo dov’erano gli uffici dell’Aig. Non sapendo rispondergli e credendo fossero gli uffici del comune, gli indicai il palazzo di fronte. Mi disse però che era sicuro che fossero lì, in via Poma 2, e io allora gli indicai la portineria. Andò via senza salutare, ma dopo 15 minuti ritornò».

Sono le dichiarazioni del colonnello dei carabinieri Giovanni Danese – nel frattempo l’ufficiale è deceduto – nel processo per l’omicidio di Simonetta Cesaroni, l’impiegata dell’Associazione degli Ostelli della Gioventù, trovata accoltellata il 7 agosto 1990, negli uffici di via Poma, a Roma.

Davanti alla III Corte d’assise, presieduta da Evelina Canale, è imputato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta.