Vicenza. In 3 stuprano ragazzina: sono minori, condannati a “volontariato”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 febbraio 2014 16:15 | Ultimo aggiornamento: 9 febbraio 2014 16:15
Vicenza. In 3 stuprano ragazzina: sono minori, condannati a "volontariato"

Vicenza. In 3 stuprano ragazzina: sono minori, condannati a “volontariato”

VICENZA – Diciotto mesi di volontariato in una casa di riposo o in ospedale. Questa la condanna di 3 ragazzi che nel 2009 violentarono una compagna di scuola. All’epoca dei fatti i tre erano minorenni, quindi niente pena per loro, solo una semplice “punizione”. Una condanna che ricorda quella ai servizi sociali per il branco di 8 ragazzini che a Montalto di Castro stuprarono a turno una compagna di scuola.

Gianpaolo Iacobini sul Giornale spiega:

“Il prezzo da pagare per uno stupro di gruppo l’ha fissato il Tribunale dei minori di Vicen­za, ratificando l’accordo stret­to tra Procura e difensori degli imputati. Un anno e mezzo di lavori di pubblica utilità per sal­dare il debito con la giustizia. Forse assisteranno gli anziani di una casa riposo o i pazienti di qualche ospedale della zona. Se vorranno, potranno dare una mano in qualche comuni­tà o accompagnare i disabili. Di sicuro, non faranno neppure un giorno di carcere i compo­nenti del terzetto che una sera d’estate di cinque anni fa abu­sarono di una compagna di scuola”.

Prima l’alcol per quegli appena adolescenti nelle vie di Vicenza, poi lo stupro nella casa di uno dei ragazzini:

“Al padre che ignaro era an­data a riprenderla prima che scoccasse la mezzanotte la ra­gazzina non aveva avuto il co­raggio di dire nulla. Poi, vinta la vergogna, l’amara confessio­ne, le medicazioni in ospedale, la denuncia in questura. E le in­dagini, l’identificazione dei tre, la denuncia a piede libero con l’accusa di violenza sessua­le di gruppo”.

Il trio, davanti alla testimonianza della ragazzina, ha deciso di patteggiare la condanna:

“Ci si è fermati pri­ma, con un patteggiamento che consentirà al trio, qualora il periodo di affidamento in pro­va dovesse filar liscio, di sentir dichiarare estinta la pena e la­sciarsi tutto alle spalle, come se nulla fosse mai successo”.

Lo stupro nei tribunali non tutela così la vittima, spiega Iacobini:

“Così nel mondo che va alla ro­vescia sul banco degli imputati finiscono le donne: se lo stupro riguarda una fanciulla non più vergine «il trauma sarà da rite­nersi più lieve » ed il maschio as­salitore «avrà diritto ad una condanna più lieve», ha stabili­to nel 2006 la Terza sezione del­la Cassazione. La stessa che un paio d’anni fa ha bissato:quan­do lo stupro è di gruppo, in atte­sa di giudizio è lecito adottare misure alternative alla carcera­zione. E nell’ottobre del 2012 un’altra pronuncia da manua­le: se più sono i violentatori «va riconosciuto uno sconto di pe­na a chi non abbia partecipato a indurre la vittima a soggiace­re alle richieste sessuali del gruppo, ma si sia limitato a con­sumare l’atto»”.

Motivo per cui non stupisce, spiega Iacobini, se la Corte di Cassazione ha “perdonato” al sessantenne la relazione con la bimba di 11 anni:

“Nessuna meraviglia, allora, se a dicembre la Suprema Cor­te ha cassato la condanna a 5 an­ni inflitta in Appello ad un ses­santenne che aveva allacciato una relazione con una bimba di 11 anni, affidata alle sue cure di operatore dei servizi sociali del Comune di Catanzaro: pro­cesso da rifare perché, secon­do gli ermellini, non s’era tenu­to conto del fatto che i due «fos­sero innamorati e che ciò costi­tuisse un’attenuante»”.