Pallavolo, “Bovolenta non doveva giocare”: due medici indagati per i certificati

Pubblicato il 27 Gennaio 2013 10:37 | Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio 2013 10:55

MACERATA – Due medici sportivi sono indagati per omicidio colposo dalla procura di Macerata per la morte di Vigor Bovolenta, il pallavolista della Volley Forlì morto il 24 marzo 2012 durante una partita di B2 con la Lube. L’atleta soffriva di una coronaropatia aterosclerotica severa, e non avrebbe dovuto giocare. Destinatari dell’avviso di chiusura delle indagini, anticipa il Resto del Carlino, sono due medici di Forlì e Meldola, che nel 2011 rilasciarono a Bovolenta i certificati di idoneità sportiva agonistica.

Trentasette anni, una moglie ex pallavolista, Federica Lisi, e il quinto figlio nato dopo la tragedia, Bovolenta aveva vinto tutto. Quattro edizioni della World League con la Nazionale azzurra, una Coppa del mondo, un Campionato europeo e l’argento alle Olimpiadi di Atalanta nel 1996. Una forza della natura, amatissimo dai tifosi. Eppure, così hanno concluso i periti Mariano Cingolani, Rino Froldi, Gian Piero Perna e Gaetano Thiene nominati dai pm Ernico Rastrelli e Andrea De Feis, Bovo non avrebbe dovuto praticare sport agonistico.

Un trombo di grosse dimensioni minava le sue coronarie, una bomba ad orologeria, esplosa la sera del 24 marzo, durante una partita come tante, che Vigor affrontava sul parquet del palasport di Fontescodella a Macerata. I compagni di squadra e il poco pubblico presente lo avevano visto barcollare e poi crollare a terra. I soccorsi erano stati tempestivi (4 minuti dopo la chiamata giunta al 118 alle 22:12 un’ambulanza era già sul posto), ma il pallavolista non si era mai ripreso. Inutili i tentativi di rianimarlo, prima in campo e poi in ospedale.

Un defibrillatore avrebbe forse potuto salvarlo, ma l’apparecchio non è obbligatorio in campo, e gli inquirenti non hanno ravvisato responsabilità su questo aspetto. I due sanitari indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare una memoria o chiedere di essere sentiti dai magistrati. Dovranno giustificare quei certificati di idoneità, rilasciati ad un atleta che già nella stagione 1997-’98, quando militava nel Ferrara, era stato costretto a fermarsi per tre mesi e mezzo a causa di un’aritmia cardiaca. In seguito il problema non si era più ripresentato, il ritmo cardiaco si era stabilizzato, e – così ha sempre sostenuto la società per cui Bovolenta era tesserato – i controlli medici cui era stato sottoposto nel tempo avevano sempre dato esito negativo.