Vittorio Leo dà fuoco al padre, poi si cucina la pasta col ragù

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Maggio 2019 12:07 | Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2019 12:17
Collepasso. Vittorio Leo dà fuoco al padre e poi si cucina la pasta col ragù

Vittorio Leo dà fuoco al padre e poi si cucina la pasta col ragù (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Dopo aver causato la morte del padre (bruciato vivo), Vittorio Leo si sarebbe cucinato un piatto di pasta col ragù. E’ stato lui stesso, scrive l’Ansa e scrivono molti giornali locali, a raccontarlo durante l’interrogatorio cui è stato sottoposto dopo la morte del padre, Antonio Leo, avvenuta a Collepasso, in Salento, la sera del 29 maggio.

L’agenzia riporta le parole di Leo, che dice si sia trattato di un incidente: “Stavamo litigando come spesso accadeva. Mi ha cacciato via, mi ha detto di andarmene da casa, come era solito dirmi da tempo. Eravamo in cucina dove lui stava preparando il pranzo e aveva un fornello accesso. Avevo in mano una bottiglietta di alcol con la quale mi stavo disinfettando una ferita. Quando mi ha detto così gli ho spruzzato l’alcol addosso. Poi ho visto il fuoco”.

L’agente immobiliare di 48 anni è accusato di aver bruciato vivo il padre. Dopo l’interrogatorio è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario del padre Antonio, insegnante in pensione di 89 anni. L’anziano, dopo essere stato avvolto dal fuoco, è corso in bagno per raggiungere la doccia nel disperato tentativo di spegnere le fiamme che lo avvolgevano. Non ce l’ha fatta.

Il figlio è stato interrogato fino a notte fonda, alla presenza del suo difensore, Simone Potente. Ancora sotto choc, il 48enne ha reso dichiarazioni piene di “non ricordo” e con continui riferimenti ai momenti di “panico” vissuti. Al pm Luigi Mastroniani ha spiegato che si è trattato di un incidente. Ha riferito di aver spruzzato il padre con l’alcol e di aver visto subito dopo una fiammata levarsi dal fornello della cucina.

“Dopo la morte di mio padre – ha aggiunto secondo l’Ansa – ho prima lavato tutto il pavimento, poi ho cucinato della pasta con del ragù, non perché avessi fame ma per smorzare la tensione che avevo addosso”. L’uomo ha detto anche che dopo la morte del genitore ha staccato il telefono e i quadri elettrici dell’appartamento per evitare che potesse citofonare qualcuno, ed ha aperto un po’ le tapparelle “per far andare via il fumo e l’odore acre”.

Ha poi aggiunto di aver distrutto nel camino la bottiglia da litro di alcol spruzzata sul padre: “Non potevo vederla perché mi ricordava la morte di papà”, ha ammesso. Al magistrato ha ripetuto che non voleva uccidere il genitore, definito un uomo dal carattere scontroso, dai modi rudi, solitario e chiuso, che era solito inveire e gridare. Si sarebbe trattato – si è giustificato – di un raptus, un gesto di stizza indotto dalle parole pronunciate con astio dal genitore che a suo dire non lo avrebbe mai accettato preferendogli la sorella che lavora a Roma.

Secondo l’uomo, il padre non gli aveva mai perdonato di aver interrotto gli studi di ingegneria per un lavoro, l’intermediazione immobiliare online, giudicato poco onorabile. (Fonte Ansa).