Il capo della Mobile indagato e i regali del boss pentito: “Lo temevo più di cento camorristi”

Pubblicato il 1 Luglio 2011 8:52 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2011 9:09

Vittorio Pisani

NAPOLI – Vino francese in regalo, favori, protezione: tutto questo è piombato addosso a Vittorio Pisani, capo della Squadra Mobile di Napoli e già considerato il poliziotto più famoso d’Italia, a soli 43 anni. E’ indagato per favoreggiamento, sarebbe stato troppo amico di un boss pentito. Il capoclan Salvatore Lo Russo, oggi collaboratore di giustizia, racconta  ai magistrati, stando a quanto riporta Repubblica delle sue paure, delle soffiate, delle intercettazioni mancate. Il riferimento è a Pisani, come in una telefonata tra i boss intercettata dalla Dia: «Vittorio Pisani lo vogliono fare fuori. Non è corrotto, è tutto al contrario. Poiché sta a Napoli, e a Napoli o sei corrotto o te ne devi andare, ora stanno vedendo come lo devono trasferire, stanno cercando di mandarlo via».

«La paura che provo non è da meno. Sono perfettamente consapevole della potenza del dottor Pisani e non so cosa possa accadermi. Le dico anzi che temo più la sua persona che cento camorristi. I miei rapporti con Pisani nascono alla fine degli anni Novanta durante un incontro in un ristorante della costiera sorrentina. Pisani mi diede il suo numero di telefono dicendomi che per qualsiasi cosa potevo rivolgermi a lui. Notai l’anomalia di questa circostanza, e mi incuriosii tanto che la sera stessa gli telefonai da una cabina telefonica. Fui molto diretto, gli chiesi in pratica cosa volesse da me. Lui mi chiese di incontrarci e così ci vedemmo a San Martino. Mi spiegò che era interessato a catturare Gaetano Bocchetti. Non mancai di mettermi subito a disposizione».

Grandi regali, casse di champagne e favori emergono dalle sue parole messe a verbale: .«I miei rapporti con Pisani sono durati ininterrottamente, e posso dire che ne è nata una vera e propria amicizia. Nel corso degli anni ci siamo scambiati sempre regali. Gli ho regalato del vino francese e casse di champagne. Eanche diverse casse di fuochi artificiali natalizi. Pisani mi raccontò che aveva avuto un diverbio in Procura perché gli era stato chiesto di attivare delle intercettazioni nei miei confronti ma lui si era rifiutato chiedendo che le facessero altri in quanto lui non avrebbe mai fatto una cosa del genere a me».

Poi continua ancora: «Il rapporto tra me e Pisani si strinse di lì a poco in occasione dell’arresto di Longobardi, un latitante. Mentre stavo a Ischia con mia moglie in barca, mio fratello mi presentò Gennaro Longobardi e mi spiegò che si trattava di un latitante. Li salutai e andai via. Avvisai il dottor Pisani. Di lì a poco sopraggiunse la polizia e arrestò Longobardi».

Ma come facevano a comunicare, se davvero erano questi i meccanismi? «Per comunicare con Pisani utilizzavamo schede telefoniche e telefoni riservati. Pisani si occupava di ricaricarle. Ogni ricarica durava molto tempo sia perché era di due, trecento euro, sia perché le comunicazioni duravano poco tempo. Durante la mia detenzione è mia moglie a intrattenere i medesimi rapporti con Pisani».

Poi spiega ancora: «Con mia moglie utilizziamo un linguaggio cifrato, per cui quando intendiamo riferirci a Pisani parliamo di “avvocato”. Con il dottor Pisani ci siamo sempre incontrati in occasioni in cui andavamo in giro insieme con la macchina arrivando fino a Caianello. Ci incontravamo al Vomero alto e prendevamo la tangenziale e poi l’autostradafino a Caianello e tornavamoindietro».

Il rapporto sarebbe stato questo: protezione per uno e aiuto all’altro. «Pisani è amico di Marco Iorio presso il cui ristorante va a cenare tutti i giorni. Fu Marco Iorio ad attivarsi con Pisani perché questi facesse in modo che Mario Potenza (l’usuraio, ndr) ottenesse il rilascio del passaporto che non so perché da molto tempo non riusciva ad avere».

«In virtù di questi rapporti intrattenuti con Pisani ho maturato un forte senso di protezione per me e per gli affiliati.. Sono convinto del fatto che lui non avrebbe mai fatto un’indagine nei miei confronti. Lo davo per scontato sebbene non mi sia mai stato detto».