Viviana Parisi, la cognata: “Ingerì delle pillole e la curarono con una flebo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Agosto 2020 11:43 | Ultimo aggiornamento: 21 Agosto 2020 11:43
Viviana Parisi, la cognata: "Ingerì delle pillole e la curarono con una flebo"

Viviana Parisi, la cognata: “Ingerì delle pillole e la curarono con una flebo” (Foto Ansa)

Viviana Parisi ingerì 5-6 pillole e poi venne curata con una flebo. Non si sa con certezza se fu tentativo suicidio, firmò poi le dimissioni dall’ospedale.

“I primi giorni dello scorso mese di giugno Viviana Parisi ha chiamato Daniele dicendo che si sentiva male perché aveva appena ingerito 5-6 pillole. Suo marito l’ha subito accompagnata al Policlinico di Messina dove le è stata fatta una flebo”. Lo afferma Mariella Mondello, sorella di Daniele e cognata di Viviana Parisi.

“La volevano ricoverare  – prosegue – ma poi lei ha firmato per essere dimessa. Non sappiamo se è stato un tentativo di suicidio”. 

Secondo l’avvocato Viviana non si è uccisa.

“Viviana non si è uccisa e non ha ucciso il piccolo Gioele”. Ne è convinto Claudio Mondello, legale e cugino di Daniele Mondello, che su Facebook espone una sua teoria su cosa è accaduto a Caronia.

“Il bambino sfugge alla vigilanza della madre – è la sua ricostruzione nel dopo incidente stradale – e si allontana. Forse anche solo di pochi passi. Probabilmente qualcosa, in quello scenario di campagna, attira la sua attenzione oppure lo spaventa. La madre, terrorizzata, cerca disperatamente di trovarlo, ma i suoi tentativi falliscono”.

“Al fine di meglio orientarsi, quindi, decide di salire sul pilone della corrente -aggiunge il post- e guadagnare una posizione di privilegio rispetto al luogo circostante. E’ vero che il traliccio è posto più in basso rispetto alla collina adiacente, ma è l’unica tipologia di struttura che consenta di guardarsi intorno a 360 gradi. E’ compatibile, pertanto, con l’idea di chi voglia perlustrare la zona limitrofa; probabilmente (così ipotizzo) per guadagnare il contatto visivo col bambino”.

“Da quella posizione – ipotizza ancora Claudio Mondello – Viviana, finalmente, rintraccia Gioele: si affretta a scendere, ma, probabilmente per evitare di perdere tempo, ritiene preferibile saltare. Questa scelta le è fatale. Da questo punto in poi faccio mia la ricostruzione di chi ha restituito Gioele alla propria famiglia: Giuseppe Di Bello, ex brigadiere dei Carabinieri. E’ probabile – sottolinea – che il bambino abbia vagato tra i boschi fino al momento in cui è incorso in un incontro funesto (forse un suino nero dei nebrodi; in zona ve ne sono molteplici sia da allevamento che allo stato brado). Quanto sopra deve essere vagliato, in modo accurato, e supportato da evidenze tali da rendere impossibile ogni alternativa possibile. Un lavoro – conclude Claudio Mondello – che impone pazienza, rispetto e silenzio”. (Fonte Ansa).