Voghera, l’infermiera che negò la pillola del giorno dopo si è dimessa

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Ottobre 2014 18:36 | Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2014 18:36
Voghera, l'infermiera che negò la pillola del giorno dopo si è dimessa

Voghera, l’infermiera che negò la pillola del giorno dopo si è dimessa

VOGHERA – Si erano rivolte al più vicino ospedale perché volevano la pillola del giorno dopo. Ma all’ingresso hanno dovuto fare i conti con le resistenze di un’infermiera che non le ha fatte entrare. E’ successo al pronto soccorso dell’ospedale di Voghera, in provincia di Pavia: per ben due volte l’infermiera ha sbarrato l’ingresso a due giovani ventenni e alla fine si è dimessa. Ne dà notizia lo stesso ospedale che ha subito preso le distanze dal comportamento dell’infermiera.

“L’Azienda Ospedaliera della provincia di Pavia – si legge in una nota – a seguito delle notizie riportate in questi giorni da numerosi organi di stampa e dopo aver avviato una procedura di indagine interna per chiarire l’accaduto ed eventuali responsabilità, comunica che ha accolto le dimissioni volontarie, formalizzate in data 6 ottobre 2014, dell’infermiera al centro della vicenda. Nel rispetto delle norme contrattuali le dimissioni andranno a decorrere dall’1 gennaio 2015”.

Il caso, che ha suscitato non poco scalpore, però non si chiude qui. Le due ragazze che si erano rivolte fiduciose alla struttura ospedaliera e non si aspettavano di dover fronteggiare un dibattito etico, alla fine se ne sono andate, forse perché mortificate, forse per non dover fronteggiare una discussione dinanzi agli altri pazienti in attesa. E’ probabile che il giorno successivo si siano rivolte al loro medico di fiducia. Ma i due episodi sono stati subito segnalati alla direzione sanitaria e all’azienda ospedaliera e pare che i primi a bacchettare l’infermiera coscienziosa siano stati proprio la caposala e il medico che era di turno quelle due notti.

“Non le ho assolutamente minacciate – si era giustificata lei – ho solo cercato di convincerle a rinunciare e a salvare così vite umane. L’ho fatto per motivi di coscienza, non religiosi”, ha aggiunto.

Discorso che regge solo fino a un certo punto. La pillola del giorno dopo a base di Levonogestrel, in vendita nelle farmacie italiane da ben 14 anni non è infatti un farmaco abortivo. Proprio a febbraio dello scorso anno l’Agenzia del Farmaco ha aggiornato la scheda tecnica cancellando la vecchia dicitura “il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto”, sostituendola con “inibisce o ritarda l’ovulazione”. Deve essere assunto entro 72 ore dal rapporto sessuale, il prima possibile, e spesso i ginecologi, pur ricordando che è sempre meglio avere rapporto sicuri, suggeriscono alle adolescenti di tenerlo in borsetta. Quindi dopo anni di polemiche vivaci, la pillola del giorno dopo viene ormai considerata una forma di contraccezione di emergenza e neppure tanto abusata. 

Ma l’infermiera, che rassegnando le sue dimissioni ha ammesso l’errore almeno da un punto di vista professionale, resta convinta di aver agito per il meglio:

“Anche noi infermieri – ha detto – abbiamo un codice etico e il dovere di dialogare se lo riteniamo opportuno”.